Son veramente belle? No: le grandi dame di Luigi XIV sono senza dubbio più scultorie e più belle: ma ad eccezione della Vallière e della Longueville, son piuttosto belle statue che belle donne. Parlando delle nervose e simpatiche donne della Reggenza, — Sono dei piccoli scheletri — disse un vecchio marchese. E c'è del vero nell'epigramma. Ma in compenso, che passione e che vita! Com'è rapido e grazioso ogni movimento, com'è ritmico e alato il passo di quelle parigine della Reggenza! Al piombo, succedon le ali; alla paralisi, il volo.
E l'azione, il movimento, la causerie, succedono alle sonnolente sieste dopo i pantagruelici pasti di Versailles, e ai tedî dello stupido cerimoniale. I letti immensi rimpiccoliscono, si mobilizzano. La signora riceve di mattina non più da letto, ma alla sua toeletta e nel suo boudoir. Essa si alza e si muove alla fine: non è più sempre sdraiata sopra un divano, e intirizzita in un busto-corazza: si asside sopra una sedia manevole ed elegante, s'interessa a tutto, discute di tutto, (anche di politica, ohimè!), e vuol tutto sapere, con avida e intelligente curiosità. I salons diventano il focolare che riflette e rimanda, riceve ed emana, e mantiene sempre viva la corrente simpatica della opinione pubblica.
Dopo la Reggenza e Louis quinze, torna di moda un altro barocco anche più inestetico di quello della fine del regno di Louis quatorze. Prima c'era il torturante busto-corazza della Montespan, e i plumbei abiti della Maintenon. Ma nei primi anni del regno di Luigi XVI, l'assurdo, l'inaudito, il mostruoso, predominano. Guardate le stampe delle mode dell'epoca (1774-84). O deliri del gusto! o epopee del capriccio! È l'epoca in cui la duchessa di Chartres nella colossale architettura dei suoi capelli porta un ritratto, un pappagallo, un mazzo di ciliegie, un piccolo negro, e una nave a vele spiegate... è l'epoca in cui nella coiffure à la circonstance le signore eleganti hanno in testa un cipresso, e un fastelletto di grano; e in quella à l'inoculation, un serpente, un sole levante, e due olivi. È l'epoca in cui la marchesa di Boufflers regge in capo un mappamondo che disegna sui suoi capelli le cinque parti del mondo; e in cui la contessa di Lamballe (che dovea poi morire così pietosamente, così tragicamente, così eroicamente), scuote uno Zodiaco fra le sue chiome d'oro, e porta in testa il sole, la luna, e le stelle... È l'epoca in cui le donne galanti somigliavano a delle acquaiole che abbiano dei secchi sotto le sottane; e in cui i paniers davano alle signore tali circonferenze, da render necessario che per ogni dama fosser destinate tre sedie.
Ma torniamo al Seicento.
VIII.
I delitti stessi sembrano in quell'epoca funesta assumere qualcosa di strano, di raffinato, stavo per dire di barocco... Chi non ricorda la storia di Virginia de Leyva, di Lucrezia Buonvisi, del Monaldeschi? Chi non ripensa con fremiti d'orrore al terribile lusso di supplizi in quel tempo, a quel che patirono i poveri Untori, alle migliaia e migliaia di streghe — cioè di innocenti — torturate e arse vive? e a quei pedanteschi e diabolici libri di Martino del Rio e di Giacomo Sprenger — Le Disquisizioni Magiche — Il Martello delle Streghe, che costarono più vite umane di tutte le guerre napoleoniche? Come nota abbastanza caratteristica, ecco un passo del Diario del Ghezzi, citato dall'Ademollo nel suo libro delle Giustizie a Roma.
“Quando un condannato moriva in carcere, la sentenza si eseguiva sul cadavere: ma ad evitare quanto fosse possibile questo caso, pei condannati in procinto di morte naturale si affrettava il supplizio e si mandavano al patibolo anche moribondi, facendoli portare in una sedia d'appoggio con stanghe, da uomini mascherati, e si tiravano su per la forca con le girelle.„
Che dire degli uomini mascherati in una processione funerea? Nè si creda che fosse una maschera purchessia, tanto da celare il viso. “Un giovane che non voleva acconciarsi a morire, scrive lo stesso Ghezzi, fu trascinato sopra la carretta, perchè si era indebolito; e dietro gli andavano due mascherati, con maschere di traccagnino et abito di pulcinella, con girelle e corde per tirarlo sul patibolo se bisognava.„ Pare però che quella volta non vi fosse bisogno dell'aiuto dei pulcinelli.... Peccato per altro che si fosse in quaresima! Se invece era di carnevale, i pulcinelli dal patibolo potevano andare a far baccano nel Corso senza cambiar di vestiario.
Cristina di Svezia è un tipo di donna che riassume tutto lo stravagante, l'ingegnoso, il ridicolo, il pomposo, il falso, il barocco e il crudele di quell'epoca: dai suoi primi studii, alla sua conversione e ingresso trionfale in Roma; dal freddo e barbaro assassinio di Monaldeschi, alla sua morte teatrale. Piena d'ingegno, di spirito e di dottrina — un po' gobba e calva — nera come una talpa — superba come Lucifero — intrigante e prepotente, simulatrice e sfacciata — omicida e devota — un vero maschiaccio, come la chiamavano i trasteverini. E che avesse più aria di maschio che di femmina, lo attesta un ammirabile busto di lei, scolpito dal Bernini, e che si vede in Firenze in casa del marchese Piero Azzolino. — E dire che il povero Bernini; moribondo, supplicò che si facesse pregare per lui da S. M. la regina Cristina di Svezia “stimando, diceva, che quella gran signora avesse un linguaggio suo particolare con Dio, da essere sempre intesa„. (V. Baldinucci). Questo è veramente il re dei colmi: il Bernini morente che spera nella intercessione e nei meriti di Cristina di Svezia, e nel volapuk di questa nuova santa col Padre Eterno!...