Chiamò questo nuovo tono, dato dalla combinazione degli altri due “il suo terzo suono„; e fu poi detto di Tartini.
Ora questi terzi toni, quando il rapporto fra le due note che li generano non sia preciso, possono dar luogo ai battimenti, segnano quindi la disarmonia e suppliscono là dove mancano i toni superiori. Interessante si è il sapere che Tartini nel suo “Trattato di musica secondo la vera scienza dell'armonia„ (Padova 1754) e nella “Dissertazione dei principi dell'armonia musicale contenuta nel diatonico genere„ (Padova 1767), non solo parla del suo terzo suono, ma espone l'idea che desso concorra nel definire l'Armonia.
Ed appunto sui toni armonici messi per primo in evidenza dal Marigni, sui battimenti illustrati dal Saveur, e sui toni di Tartini, detti poi di “sottrazione„ fonda Helmholtz la mirabile, e semplice sua teoria della consonanza.
Nel campo del magnetismo e dell'elettricità, all'infuori delle poche cose tentate dall'Accademia del Cimento, scendiamo fino a Beccaria prima di trovare qualche lavoro d'una certa importanza. Nel 1753 pubblica un'opera “Dell'elettricismo naturale ed artificiale„ e nel 1775 una seconda “Sull'elettricità atmosferica a cielo sereno„; preludio agli importanti lavori eseguiti poco appresso in Italia. È poi noto come una delle esperienze per mostrare la sede dell'elettricità sui buoni conduttori si faccia ancor oggi a mezzo d'un apparecchio chiamato “Pozzo di Beccaria„. Anche Tiberio Cavallo napoletano, eseguì, sopratutto in Inghilterra, molte osservazioni sull'elettricità atmosferica, che assaggiava a mezzo di un suo elettrometro.
I progressi della fisica e dell'elettricità in ispecie nell'ultimo quarto del 700 si collegano troppo strettamente colle prime scoperte del 1800, per poter essere qui con utilità, sia pur di volo accennati.
Quanto cammino lo svolgersi dell'umano pensiero!
Alle incerte notizie d'una civiltà orientale, a quelle più sicure dei Caldei e degli Egiziani ecco sovrapporsi la splendida civiltà greca, speculativa ed artistica per eccellenza, che ci tramanderà con Aristotile il vangelo scientifico su cui giureranno per lunghi secoli le generazioni future, e con Anassagora e poi Epicuro l'idea Atomistica, che rifatta sulle basi dell'esperienza, sarà leva potentissima allo sviluppo delle scienze e della Chimica in modo particolare.
Coll'invasione degli Arabi vediamo dispersa la famosa scuola Alessandrina, e tesori di sapere, sopratutto nel campo filosofico e matematico perduti. E mentre la più fitta tenebra della barbarie pare voglia stendersi per ogni dove, ecco gli Arabi stessi, che si fanno cultori delle scienze, danno novello impulso agli studi astronomici e chimici, e risvegliano, co' profughi greci, il culto alle scienze anche in Occidente. Ma breve è il periodo, e strana cosa, un popolo giunto rapidamente ad un elevato grado di civiltà, torna pressochè nomade alle sue terre.