L'inconsciente contrarsi della rana nel gabinetto del Galvani è scintilla che sprigiona dall'acuta mente del Volta la portentosa pila.


Signore e Signori,

Un filo elettrico attraversa la sala. Milioni di vibrazioni ogni secondo lo agitano. Trasmetteranno esse a dinamo potenti, dalle quali alla lor volta furono suscitate, un raggio moderno di sole, rapitogli dall'acqua, che nell'amplesso dell'Oceano evapora e si solleva, per ricadere pioggia benefica su monti, dai quali rivo, torrente, fiume, precipitando, confida a congegni meccanici la sua preda? Oppure un raggio di sole antico, che per potenza di piccolo seme immagazzinò nelle vetuste piante, ora fossilizzate, l'energia di tempi remoti, quando l'uomo non ancora calcava la terra di cui scruta ora i segreti?

E quel raggio di sole trascinerà esso per erta pendice il fardello dell'uomo nel suo incessante affaticarsi? aiuterà, apprestandogli i mezzi, il lavoratore nella lotta per la vita? fornirà a popoli oppressi l'arma della difesa, o servirà a ribadire tormento di guerra, le loro catene? Per quel filo passerà la voce armoniosa dell'amicizia o quella stridula dell'interesse? la dolce voce del conforto, o quella rauca della calunnia? Detterà quel filo le burrascose vicende della politica, o le pacifiche conquiste della scienza?!

Io vorrei che quel filo trasmettesse in questo momento a ciascuno di voi i miei più vivi ringraziamenti per la benevola attenzione prestatami, e riportasse a me l'eco del vostro gentile compatimento.

L'ARTE NEL SETTECENTO

CONFERENZA

DI

Antonio Fradeletto