I Ducati covo di tiranelli altrettanto impotenti quanto prepotenti.

L'Austria che spadroneggia nel milanese, ed agogna ad assoggettarsi l'Italia intera, non mai sazia di asservire al suo ibrido governo quante più nazionalità le venga fatto.

A Venezia una Repubblica oligarchica, intente le menti più elette a conservare un potere che si veniva fiaccando.

E nel piccolo Piemonte, la futura speranza d'Italia.

Non dissimile l'Italia dalla Germania, colla differenza che i molti stati che componevano quest'ultima, erano almeno retti da Principi tedeschi, e che la riforma di Lutero vi aveva spirato un soffio di vita nuova, mentre l'Italia era alla mercede dell'Austria e della potenza papale nemica del progresso.

E così è che la Germania come l'Italia ben poco producono nel campo scientifico durante la prima metà del settecento; e di pari passo colla scienza decadono l'arte, la letteratura, la filosofia.

Epoca di reazione e rilasciatezza ben triste, e tale da far dubitare se il nuovo metodo di indagine sperimentale potesse riuscire ad emancipare il pensiero, e guidar l'uomo sulla feconda via del progresso.

Ma la forza del progresso è inesorabile, e come fiumana trattenuta da improvvisi scoscendimenti per poco ristagna, per irrompere con maggior impeto e più veloce alla meta; così l'umano pensiero, che attraverso a mille ostacoli, sulla base del positivo rifà la strada de' secoli passati, e dalle leggi della natura assurge alle cause supreme, non torturando coi dogmi; ma persuadendo coi fatti; non seminando livore, odio, vendette; ma brillando iride di pace a tutti i popoli.

E già sorgono, precursori di nazionale risveglio, i grandi poeti, e nuovi veri, destinati a portare una profonda rivoluzione nella vita delle nazioni ed a dare al secolo nostro un'impronta per la quale andrà famoso ai futuri, spuntano all'orizzonte.

Il lento oscillare della lampada nella cattedrale di Pisa fu poca favilla che gran fiamma seconda e con Galileo illuminò il mondo intero.