Sempre diverso adunque, eppure perpetuo e trasformantesi e adattantesi ai tempi è il tipo dell'avventuriere, nè l'avventuriere del secolo XVIII sì sottrae a questa legge. Se non che esso si adatta al tempo, perchè mira a sfruttarlo, e per la stessa ragione lo contrasta e gli si ribella, perchè questo suo proposito di sfruttarlo essendo fondamentalmente illegittimo, l'avventuriere deve calpestare tutte le regole e rompere tutti i freni, che nessuna società, per quanto leggera e corretta, ha mai soppressi del tutto.
Ciò posto, ecco i tratti anche più caratteristici dell'avventuriere del secolo XVIII quali possiamo studiarli, in Giacomo Casanova di Seingalt e nel conte di Cagliostro, che sono certamente fra gli avventurieri italiani del secolo XVIII i maggiori di tutti.
V.
In primo luogo l'avventuriere è solo. Non ha tradizione di famiglia, nè vincoli di attinenze sociali, anche se si conosce il nome de' suoi genitori e il luogo dov'è nato. È solo, non ha nulla, e vuol tutto. Questo è il punto di partenza, e movendo di qui esso è sempre l'autore unico della propria fortuna o della propria disgrazia. L'uomo, che piega o no al proprio destino, che si rassegna o lotta vigorosamente, ma che insomma è preda o giuoco d'alcunchè d'estraneo a lui e alla sua volontà, può bensì incontrare avventure d'ogni fatta, ma non è l'avventuriere. L'uomo, che ama l'ignoto e vi si arrischia, che si compiace del pericolo e lo sfida, che vagheggia un alto ideale e vi si sacrifica, il viaggiatore, il soldato, il missionario, può bensì incontrare avventure d'ogni fatta, ma non è l'avventuriere. Avete in quelli la forza del carattere, la fede in Dio, l'amore della scienza e della verità, il bisogno d'azione, l'impulso potente della fantasia e del coraggio.
Nell'avventuriere invece avete la mancanza d'ogni base e d'ogni ideale inspiratore, ed un'unica convinzione, quella cioè che la maggioranza del genere umano è di sciocchi, dei quali l'uomo di spirito deve sapersi approfittare. Sono le testuali parole del Casanova, al quale si vuol tener conto almeno della sincerità.
Tant'è che quasi tutti questi avventurieri del secolo XVIII, poichè quella società leggiera ed elegante, nello scadimento dell'antica fede religiosa e nel fanatismo nuovo pei grandi progressi delle scienze fisiche e naturali, inclina, come sempre accade, alla parte fantastica e superstiziosa delle scienze medesime, nè contenta alle vere scoperte, vuole addirittura il miracolo, quasi tutti, dico, questi avventurieri del secolo XVIII, e in prima linea il Casanova e il Cagliostro, tornano ai misteriosi deliri delle arti occulte, della necromanzia e della magia; intingono negli arcani dell'illuminismo germanico, della Massoneria e del mesmerismo, sempre collo specioso pretesto del progresso indefinito della libertà umana e della scienza. Vi ricorderete come il Monti nel 1784 inneggiava alle continue conquiste della scienza:
Che più ti resta? Infrangere
Anche alla morte il telo
E della vita il nettare
Libar con Giove in cielo!