Questa suprema necessità è anzi sempre la difesa, ch'egli invoca, ogniqualvolta le sue azioni non stanno entro il circolo chiuso della morale, e neppure nei dintorni della morale.
Quanto a giuocar la vita, ammetto ch'egli è coraggioso, anzi audace, ma consideratelo, ad esempio, nel famoso duello col conte Braniki a Varsavia e v'accorgerete che il battersi a morte con un grande del regno e favorito del Re Stanislao Augusto Poniatowski, a proposito d'una qualunque ballerina Veneziana, di cui al Casanova non importa nulla, è per lui un'occasione di mantenersi prestigio e posizione, anche cavallerescamente onorata, in una corte e in una società, che è tutta d'avventurieri, a cominciare dal re, e non se la lascia scappare. Se n'esce bene, il Casanova ne approfitterà, ed in che modo! Se gli va male?... Ma a questo il Casanova non pensa neppure. Ed ecco anzi il vero punto psicologico dell'avventuriere. Se ci pensasse, sarebbe un altr'uomo!!
VII.
A una cosa sola pensa l'avventuriere, di cui stiamo studiando il tipo nel Casanova, pensa a riuscire e a godere. Far fortuna è tutta la sua moralità. Per questo la politica dei giorni nostri, aperta a tutti, è diventata così grande sbocco di questa merce. Nel Settecento invece la politica era alcunchè d'inaccessibile; l'avventuriere, se mai, non vi giungeva che di straforo, per caso e di passaggio (come il Casanova in quella dell'abate di Bernis e della Pompadour) e spesso spesso v'incappava nello sfratto o nella prigione.
La vita sociale, con classi così profondamente divise, era chiusa da tutte le parti; i più s'adattavano a vivacchiare pacifici in queste acque morte; ma certe individualità, che da natura aveano sortita l'indisciplinatezza, l'audacia, la febbre della cupidigia e dell'ambizione, sentivano invece la necessità d'uscirne, di vivere d'un'altra vita, respirare un'altr'aria, muoversi, agitarsi, farsi valere ad ogni costo, anche a costo di rischiare a tal giuoco vita ed onore.
È per questo che il perfetto avventuriere è una figura rara bensì (quelli che ne hanno solo qualche tratto o incompiuto o transitorio sono invece ben più numerosi) è una figura rara bensì, ma che si stacca con tanta originalità e così caratteristica sul fondo storico della società del secolo scorso; è per questo che la più colossale e complicata figura d'avventuriere, cioè il Casanova, spunta a Venezia, dove un carnevale perpetuo, che attrae i gaudenti di mezz'Europa, eccita tutti gli istinti viziosi, e dove in pari tempo un'oligarchia aristocratica, che ha tradizioni di giustizia e di rettitudine, ma tradizioni altresì di governo chiuso ed inesorabile, comprime tutto inesorabilmente e non lascia altra libertà che di far all'amore in bautta o alla scoperta, giuocarsi i patrimoni al Ridotto e parteggiare per le commedie del Chiari o del Goldoni.
Queste poche licenze non bastano ad un temperamento come quello del Casanova. Il giuoco e le cabale sono la sua base finanziaria. Gli amori sono il suo spasso prediletto e già essi soli lo introducono in molte intimità sociali, alle quali per altre vie non perverrebbe. Ma ha bisogno di qualche cosa di più e si caccia nei segretumi delle Loggie Massoniche, incominciate a diffondersi anche in Venezia, e allora la invisibile mano degli Inquisitori di Stato gli si posa misteriosamente sopra una spalla e dopo averlo, a modo di correzione, tappato una prima volta nel forte di Sant'Andrea, lo tappa di nuovo ai Piombi e questa volta con cinque annetti di condanna. Il Casanova riesce a fuggire, e la sua fuga, prodigiosa d'astuzia e d'audacia, la sua fuga, ammirata, derisa, non creduta, negata per impossibile fino ai giorni nostri, ed oggimai, dopo lo studio del D'Ancona, indiscutibile, la sua fuga diviene una delle fughe celebri del secolo ed egli sfrutterà a lungo tale celebrità. Ma eccolo ribelle e fuoruscito per forza e continuando sempre e dovunque lo stesso tenore di vita, ecco aprirglisi dinanzi non più Venezia e l'Italia soltanto, ma l'Europa intiera, sicchè la scena delle sue Memorie, dopo di aver rappresentata la vita Veneziana e Italiana contemporanea, in alto, in basso, ma sempre nella sua parte più torbida, si slarga ora e si estende via via all'Europa intiera e le sue Memorie divengono così un caleidoscopio immenso, dove sorpreso in mille atteggiamenti e nei più intimi, nei più riposti, nei più inaspettati, s'agita e si divincola tutto un mondo di gente, da quella che è posta in cima della scala sociale allo snob più basso, più vile e strisciante nei più infimi strati, donde s'arrampica a pigliar d'assalto il tremendo problema della vita con gli spedienti più loschi e le professioni più innominabili.
VIII.
Parvero così straordinarî i racconti delle Memorie del Casanova, che s'incominciò dal dubitare dell'esistenza di lui, poi dell'autenticità delle sue Memorie (che Paolo Lacroix pretese addirittura scritte dallo Stendhal) e ne uscì fuori una questione critica grossissima, ch'io mi guarderò bene dall'esporvi, tanto più che non è chiusa ancora, ma le cui conclusioni più sicure infino ad ora son queste. Non parlo dell'esistenza del Casanova. Troppe testimonianze contemporanee la provano da poterne sul serio dubitare. Ancora è provata l'autenticità delle sue Memorie. Sappiamo però con altrettanta certezza che il testo da noi posseduto non è in tutto il testo vero, quantunque sembri che i ritocchi e le mutilazioni praticatevi dal signor Lafargue non siano state poi così grandi, come sembrarono al nostro bravo Ademollo, che in parecchie occasioni se ne mostrò affannatissimo, o per lo meno non alterarono gran che l'impronta personale d'uno scrittore, che sarebbe molto difficile di contraffare, senza rifondere compiutamente il suo libro. Resta la veridicità dei fatti. Di molti i riscontri sicuri si sono trovati; di altri è forse impossibile trovarli; ma i già trovati son tali da testimoniare in favore del rimanente, e gli errori di memoria o gli abbellimenti di fantasia non tolgono alla realità totale del quadro, quantunque, come scrittore, il Casanova sia nelle sue Memorie artista potente, e veramente creatore, oltre ad essere pensatore e osservatore attento e coltissimo. Altri suoi scritti pure lo dimostrano tale, l'Isocaméron, ad esempio, libro meraviglioso e di cui i romanzi recenti di Giulio Verne parvero un plagio.
L'uomo, lo scrittore sono dunque nel Casanova una realtà. La sua vita pare un romanzo, ma è un romanzo che fu vissuto; l'uomo somiglia a Gil Blas, ma a un Gil Blas in carne ed ossa, e non a un'invenzione d'un qualunque ignoto Le Sage. Questo tristo rappresentatore, questo impudente rivelatore della più segreta storia del secolo XVIII ci ha lasciato dunque documenti di sè e del suo tempo, che vanno bensì accolti con riserva e adoperati con prudenza, ma che pur sono incontrastabilmente documenti d'una parte almeno della vita sociale del Settecento nella Venezia degli ultimi Dogi, nella Roma di papa Lambertini e di papa Rezzonico, nella Napoli del Tanucci, e principalmente nella Francia di Madama di Pompadour, nella Spagna dell'Aranda, nel Portogallo del Pombal, nell'Inghilterra dei tre ultimi Giorgi, nella Russia di Caterina II, nella Prussia di Federigo il Grande, nella Polonia del bel Stanislao dalle chiome corvine. Una parte almeno, ripeto, di tutta questa immensa prospettiva Europea, quella in ispecie che meno salta agli occhi nelle storie, è nelle Memorie del Casanova sorpresa in atto, colta sul vivo, e descritta da grande artista.