Era a Vienna l'Alfieri, e il ministro sardo gli aveva proposto di condurlo dal Metastasio, quando un giorno nei giardini imperiali di Schoenbrunn lo incontrò. Da lontano lo vide “fare a Maria Teresa la genuflessioncella di uso, con una faccia sì servilmente lieta e adulatoria„ che più non volle saper di conoscerlo. “Non avrei consentito mai di contrarre nè amicizia nè familiarità con una Musa appigionata o venduta all'autorità dispotica da me sì caldamente abborrita.„
Il Metastasio morì senza aver saputo di tale incontro: se l'avesse saputo, l'Alfieri gli sarebbe sembrato un matto, un bel matto da legare. E del matto si diede, raccontando da vecchio l'orrore suo pel Metastasio, l'Alfieri: ma in quella mattia era l'entusiasmo che solo può risuscitare la vita e la coscienza d'un popolo.
III.
Da un lato, dunque, l'alta società viennese. “Qui gli odii e gli amori (scriveva il Metastasio al Farinello nel '47) non tolgono mai il sonno: qui l'anima s'impaccia pochissimo degli affari del corpo: la sera siete il favorito, la mattina l'incognito. Le premure, le agitazioni, le sollecitudini, le picciole guerre, le frequenti paci, le gratitudini, le vendette, il parlar degli occhi, l'eloquenza del silenzio, insomma tutto ciò che può dar di piacevole o di tormentoso il commercio delicato delle anime, è paese non conosciuto, se non che come ridicolo ornamento de' romanzi. È cosa incredibile a qual segno arrivi l'indolenza di queste placidissime ninfe. Io dispererei di trovarvi una sola capace di trascurare un giuoco di piquet per la perdita o per la morte d'un carissimo amante; ve ne troverei ben quante mai ne volessi di quelle che non interromperanno l'insipido lavoro de' lor nodetti fra gli eccessi dell'estro più misterioso. E voi temete per me? Tranquillatevi pure. Non si corre questo rischio.„ E in quella società che nella sua aristocratica superiorità al volgo degli uomini rinunziava alle passioni degli uomini, l'abate Metastasio cantò le passioni non vere degli eroi melodrammatici e di sè. Sottile analizzatore degli affetti si dilettava incidere, come Properzia de' Rossi fece della Passione di Cristo, tutta quanta la storia d'una passione sopra un nocciolo di pesca; ma erano affetti immaginarii. Perfino Nice, la Nice che gl'inspirò così leggiadre canzonette, visse soltanto nella mente del poeta, che si raccomandava agli amici non restassero ingannati dai teneri versi; non gli facessero il torto di crederlo innamorato, non esser egli capace di tali debolezze! Invece, se correvan chiacchiere di certe sue avventure con una ballerina, raccomandava le lasciassero correre “perchè alla fine, quando ci andiamo avvicinando ad una certa età non ci dispiacciono tanto queste imposture che accreditano il nostro vigor giovanile.„ Chiuso sempre in quei salotti di dame e di attrici, non desideroso d'altro che dell'agiato vivere, lontano dalla patria e da' parenti, il Metastasio fermò sè, la sua vita, la lingua e l'arte sua, in una beata ed elegante placidità: non si curò di sapere, ignorò che facesse, che pensasse il popolo italiano: invecchiò supremo rappresentante d'un'età e d'una letteratura ormai trapassate.
Dall'altro lato, tutta l'Europa che segreta fermenta. E l'Alfieri vi si aggira irrequieto, smanioso; suggendo dalla natura viva, e dai libri vivi, e dagli uomini e dalle donne vive, gli elementi delle passioni che l'agitano diversamente finchè non ama la D'Albany, le lettere classiche, l'Italia futura. Diceva che, nato libero, avrebbe amato la patria su tutto; nato schiavo, nulla amava più che la sua donna: amò invece la sua donna e la patria, come nessuno de' nostri poeti dalla prima metà del Cinquecento aveva più saputo amarle:
Or duro, acerbo; ora pieghevol, mite:
Irato sempre; e non maligno mai:
La mente e il cor meco in perpetua lite.
Per ciò egli è un'anima moderna; e, pur nelle forme in che la costrinse quasi a dispetto, l'arte sua, nell'intendimento e ne' concetti, è tutta moderna. Perchè gettò via lo Shakespeare, subito che si accorse che gli andava troppo a sangue? Mala paura lo colse d'essere indotto a imitarlo, e non volle. Tardi tornò a lui, e tardi lo imitò; quando le forze non erano più adeguate all'impresa. Perchè lo spirito suo non s'infuse piuttosto in liberi drammi all'inglese che nelle anguste tragedie alla francese? La potenza dell'Alfieri, se è lecito rimpiangere che chi tanto diede non abbia dato anche più, fu, a parer mio, anche maggiore dell'opera sua. Poeta più che artista: più artista che poeta, di contro a lui, il Metastasio.
Dall'uno all'altro, rammentata pure la tanta disparità delle indoli, e i casi diversi delle vite, non intenderebbe il passaggio chi non ripensasse cause più generali e profonde: la critica trionfatrice, le riforme civili ed estetiche che ne mossero, l'esaurimento del melodramma, la maturità della tragedia.