E più l'Asia alzar non osa

Gli occhi, e trista e sospirosa

Già bestemmia il suo destino.

E sì pien di tema ha il petto

Solimano un dì sì audace,

Che a colei che più gli piace

Più non gitta il fazzoletto....

Ben altrimenti gli sembrava che fosse da cantare. Ma l'arte italiana non era per lui l'arte tutta; e il Baretti ebbe l'occhio ai grandi d'ogni luogo, d'ogni tempo. Vi piace la bellezza greca? ammiratela: la francese? ammiratela. Se non che, Grecia e Francia son due terre sole; altre terre ha il mondo, e gli uomini vi son di così maschia barba come i Greci e i Francesi: il Metastasio è d'italiana bellezza, e il De Vega e il Calderon han bellezze spagnole; lo Shakespeare ha le inglesi. E chi sa che al Cairo, ad Hispahan, a Pechino, non sieno bellezze d'arte ignote a noi? Vediamo, sentiamo almeno quelle de' vicini, quanto più si può. Basterebbe questa pagina a far del Baretti un critico, pe' tempi suoi, meraviglioso. Sia pure che lo avessero preceduto il Gravina, il Conti, il Martelli, egli fu il primo critico delle lettere nostre moderne, e rimane insigne anche oggi per molte, se non per tutte, delle sue ammonizioni.

E a lui l'onore di volgere il Piemonte restío verso l'italianità nell'arte; a lui l'onore di aver voluto un'arte italiana, degna della Italia nuova. Piemontese, sì; da lagnarsi che, come si dice Guercino da Cento, Antonio da Correggio, Leonardo Aretino, Castruccio da Lucca, neppure un piemontese fosse detto da Torino o da Asti (provvide, di lì a non molto, l'Alfieri); ma italiano anche più. Odiava i Gesuiti, per ragioni molte; principalissima questa, che insegnavano con metodo sì sciocco da far costare ai ragazzi sei o sette anni il solo apprendere la grammatica latina! Lamento onde si conferma la modernità di quella mente. Li odiava, ma quando Clemente XIV li soppresse, egli se ne adirò: “Il Papa è un principe italiano; e che un principe italiano sia violentato a far a modo delle Potenze oltremontane è un boccone che non lo potrò mai digerire. Se la Francia e la Spagna non dipendono da noi, perchè abbiam noi a dipendere da esse? che diritto hanno mai di farci fare a modo loro?„ Italiano, voleva che la lingua comune a tutta la penisola fosse detta, quale è nel fatto, toscana no, italiana; e italiano voleva lo stile, e si avrà solo, diceva, se si segua la natura, esprimendosi con schiettezza e semplicità. Ma stile buono non può essere dove non siano pensieri: l'intrinseco è quello che conta. Conviene smettere il vanto del primato, e imparare da chi sa più di noi: dire “noi fummo!„ non giova, quando gli altri rispondono “e noi siamo!„

Educate, ammoniva, educate con diligenza, con amore; fate corpi vigorosi, animi vigorosi, senza tante smorfie e dolcezze e fisime. “Quel tuo point d'honneur (scrisse a un fratello, parlandogli d'un nipote), che già scorgi germogliare in esso, io non so cosa sia. È un termine francese che non so bene come sia definito dai signori Galli. Il mio point d'honneur consiste nel distinguermi dal volgo a forza di superiore notizia di cose, e a farmi giustamente reputare un uomo incapace di vizio per quanto porta la fragilità umana: consiste nel seguire tutto quello che credo mio o altrui bene, ed evitare tutto quello che credo mio o altrui male; consiste nel mostrar prudenza scompagnata da viltà, e fortezza d'animo disgiunta da un orgoglio mal inteso.... Giovanni mi fa ridere con quella sua promessa di rompere la testa ai figli suoi, se riusciranno ignoranti. Quando i figli riescono tali, è la testa del padre che anderebbe rotta, almeno novantanove volte su cento.„