Ben altra cosa i caratteri; alcuni de' quali rivelano nel Goldoni non soltanto l'osservatore felice ma l'artista paziente. Perchè s'è troppo detto e creduto che le commedie gli fluissero sotto la penna.... Sì, cominciò una volta con lo scrivere “atto primo scena prima„ senza sapere dove andrebbe a finire; ma fu una volta sola.... e fece l'Incognita. Sì, scrisse sedici commedie in un anno, fecondità portentosa: ma tra le sedici ci sono anche Il giuocatore, L'erede fortunata, L'adulatore, Il cavalier di buon gusto. Chi ha in pratica il suo teatro, a quel modo che s'avvede della facilità sua nell'immaginare le favole, le quali nulla hanno mai di artificioso o di stentato, anche s'avvede della cura ch'ei pone nel tratteggiare i caratteri; ed è mirabile l'acutezza con cui egli scorge e tratteggia le gradazioni di una stessa passione, di un vizio medesimo: testimoni i Rusteghi, testimoni gli avari de' quali egli ha raffigurati parecchi e sempre con lineamenti diversi; mirabile l'acutezza con cui egli scuopre e palesa le affinità di due vizi e le sfumature onde sono e separati e congiunti, e i fatali pendii per i quali l'uno degrada nell'altro. Così, per non addurre che pochi fra i moltissimi esempi, l'adulazione diviene abito di menzogna, la maldicenza tocca da un lato lo spirito di contradizione, la calunnia dall'altro, l'avarizia diviene cupidigia e la cupidigia conduce all'usura ed al furto.
Ma io parlo di vizi; quante oneste figure di uomini, quante leggiadre figure di donna! Il Guerzoni scrisse che nessuna delle donne del Goldoni è artistica e tutte quante si posson distinguere in due categorie; le casareccie e le ghiribizzose col capo cioè agli spassi e a' pettegolezzi.[8] Anche lasciando stare la curiosa singolarità de' loro nomi, queste categorie non mi persuadono; in quale collocheremo Mirandolina che fa la ghiribizzosa per divenir casareccia, in quale la Giannina del Curioso accidente che casareccia non è perchè scappa di casa, e ghiribizzosa non può essere perchè è innamorata. E in quale Zelinda? E in quale quella putta onorata, Bettina, che è de' più alti e forti caratteri femminili di tutti i tempi e di tutti i paesi?
IX.
Ma nè la comicità nè la umanità de' caratteri avrebbero bastato, io credo, a serbar sulla scena tante fra le commedie goldoniane (del Molière non se ne recitano più che due o tre) se non era il dialogo efficace, rapido, gaio, court, vif et précis secondo lo giudicarono in Francia sin da oltre un secolo.[9] Non parlo, s'intende, delle commedie in dialetto; delle quali poche oggi rimangono sul teatro e troppe meno di quelle che lo meriterebbero. Lasciate pur che il Baretti si sfoghi a chiamarlo barbaro; indaghi o ricordi egli a che ne fosse il dialogo comico italiano quando il Goldoni incominciò a scrivere e quali ei potesse averne buoni modelli sott'occhio. Le commedie di Jacopo Nelli senese chi le conosceva? Pochi in Toscana, fuor di Toscana pochissimi; il Goldoni no, ma il Baretti neanche. La Mandragora, lo so: ma eran passati due secoli, mutate certe forme del dire, certi atteggiamenti alla nuova e più varia commedia non convenivano; ne' ghiacciati serbatoi di riboboli, custoditi da altri cinquecentisti, il Goldoni non frugò e fece bene: e sgonfiate da sè le vesciche del Cicognini sui cui volumi aveva palpitato da ragazzo, aspettò di fabbricarsi più tardi, e sempre da sè, lo strumento eccellente che gli servì così bene ogni volta che ne usò libero, non impastoiato cioè dalla rima o dal metro. Strumento il quale pare egli morendo spezzasse: chè dialogo comico, efficace, rapido, gaio come quello, non se n'è più scritto, ch'io sappia, in Italia. E forse una delle ragioni per le quali, dopo il Goldoni, l'Italia non ebbe e non ha teatro da rivaleggiare col francese è questa: che gl'italiani colti non son punto tra di loro in accordo su ciò che abbia ad essere il dialogo comico. S'è durato mezzo secolo a levare a cielo il dialogo del Nota freddo, artificiato, l'opposto insomma della spontaneità e della disinvoltura, intanto ch'era moda lamentare il Goldoni non avesse scritto un po' meglio; e i lamenti non cessano e alcuno rammaricava ieri che il Goldoni non possedesse la fiorentina spontaneità di Giovan Battista Fagiuoli. A' tempi del Goldoni le citazioni de' libri non letti non dovevano essere in uso; gli avrebbero fornite nuove fonti di comicità; usano bensì oggi, e coloro che del dialogo del Fagiuoli lodano la spontaneità, le commedie di lui non le hanno lette di certo; di ciò non gli accuso: minor fatica il tirare l'alzaia, ma la citazione è un di più.
Spontaneo il dialogo del Fagiuoli sì, quando parlano in vernacolo i popolani: or ecco come parlano gli altri; e poco importa sapere di che si tratti:
“La bontà che per me avete vi fa così favellare; e godo in estremo che Leonora che in vostra casa supposi all'improvviso eternamente defunta, nella mia consolata e lieta sen viva, da mentito funerale sia passata a vero sposalizio e che quelle faci che non ardì di accendere che per finzione la morte, fedele e sincero le abbia accese Imeneo.„[10]
Qui, come ognun vede, non v'è di spontaneo altro che le metafore.
X.
Conchiudiamo.
Nel comico impareggiato, fecondo come pochi, se pur è vero ciò che si narra del De Vega e del Calderon; de' più felici osservatori, de' più sagaci imitatori della natura, salutatelo con simpatia reverente il Goldoni e passate. Non gli chiedete la dipintura di affetti forti e profondi, non li provò nè seppe descrivere; fin gli onesti spasimi di Pamela lo turbano; quando la passione, rarissimamente, sbotta in alcuno de' suoi personaggi egli crede darle linguaggio adeguato, scontorcendo il periodo e mettendoci il verbo in fondo. Non gli chiedete che s'avventi contro al corrotto costume col flagello della satira: a tentare le fustigazioni pariniane nè l'animo suo fu inclinato, nè la cura del queto vivere gliele avrebbe, se mai, consentite. Tutti i personaggi della satira pariniana sfilano e più volte nelle sue commedie, ma indistinti, lievi come ombre. Non gli chiedete neanche la compiuta cronaca morale della sua Venezia: non vi trovereste tutto quanto ne videro il De Brosses, il Casanova, il Rousseau; se alle molte lodi che desiderò e meritò, una vi piaccia aggiungerne ch'e' non curò meritare, dite ch'ei creò nel tempo della cipria e de' guardinfanti una commedia democratica, e ai miseri splendori delle ultime baldorie del patriziato contrappose sulla scena la vita lietamente povera de' navalestri ruvidi e de' pescatori, delle loro donne festose ma pudiche, modeste ma altere. Alla casa ov'ei nacque, là tra il ponte di Nomboli e il ponte di Donna Onesta, sull'angolo di via Cà Cent'anni (fatidico nome), se vi piaccia appendere ghirlande, inframmischiate al lauro le rose; e il simbolo della sua gloria si congiunga col simbolo della non mai turbata serenità dell'animo suo, onde parte di quella gloria gli venne.