Perchè nessuno se n'avvegga, e quello

In una carta poi lo ravvolgete;

Anzi lo assicurate col suggello

O pur con uno spago, e dite poi

Che consegnino a me questo fardello.

Col poscritto in prosa: “Sono senza un quattrino.... Non mostrate a nessuno la mia miseria descritta in questo foglio.„ L'uomo e per ciò il poeta erano ormai compiuti: il dolore matura la coscienza e l'arte.

III.

Il Parini conosceva allora, conobbe da allora in poi sempre più, frequentando come maestro e come letterato le case patrizie, quali erano le occupazioni e gli affetti, e quali i cuori e le menti, di quella gente che aveva un tempo ammirata. La critica cresceva animosa, audace, e batteva in breccia ogni specie d'autorità; la borghesia studiava, lavorava, si arricchiva; e costoro che mai facevano? Studiavano? no; lavoravano? no; si arricchivano almeno col frutto delle ricchezze avite? anzi le sparnazzavano. Che facevano, dunque? Ah, godevano forse quanto il danaro può dar di piacere, tracannando la vita d'orgia in orgia, tumultuosi, ardenti, per iscagliar poi via brutalmente la coppa vuota? o industri, sapienti nelle raffinatezze del vizio, la centellinavano fin all'ultimo sorso, e se la lasciavano esausti cader di mano con l'ultime rose dalla pallida fronte? No. Chi li chiamò Sardanapali fece loro troppo di onore: quel re, in faccia all'invadente nemico, arse in un rogo enorme le sue donne, le sue ricchezze, sè stesso; e fu eroica follia. Nemmeno si può pensare a' Romani dell'Impero decrepito. Que' titolati lombardi altro non erano che le reliquie d'una razza sfibrata, dissanguata, incapace così dell'azione virtuosa come della passione viziosa, mediocri in tutto; vili insomma, e per ciò incapaci di redenzione.

Ai tempi di Renzo e Lucia, v'era ancora qualche gran signore feudale, come l'Innominato, di passioni ardenti; prima quasi un demonio, poi quasi un santo, per la medesima energia volta dal male al bene: e vi erano molti signorotti cortigiani, molti Don Rodrighi e Don Attilii, che per cavarsi un gusto, per sodisfare un puntiglio, non badavano a far vituperii e violenze, sebbene si appiattassero dietro la forza dell'Innominato o l'autorità del Conte zio. Un secolo e mezzo dopo, la Lombardia non aveva più nessun Innominato, aveva molti nipoti dei Don Rodrighi e Don Attilii; quei tirannucoli, nipotini in parrucca e con lo spadino, buoni soltanto a menar amori illeciti, tacitamente consenzienti i mariti.

E il Parini che prima ne ha sorpreso a caso qualche smorfia mendace, qualche sorriso verace, li sorveglia ora con occhio acuto, da moralista e da satirico, ne coglie le fattezze tipiche, penetra fino all'intimo la loro ignavia e stoltezza. L'han fatto aspettare più volte nelle anticamere, e dopo il lungo indugio finchè il giovin signore non si svegliasse, si è visto passare innanzi il maestro di ballo, di canto, di violino: da loro ha saputo che le lezioni saran brevi, perchè van là soltanto a ragguagliare su' discorsi che corrono ne' palcoscenici. È stato ammesso, e ha trovato il contino o il duchino davanti allo specchio, col parrucchiere affaccendato su lui alla più grande opera di tutta la giornata, la pettinatura; e lo ha visto mordersi i labbri impaziente, o furibondo talora rovesciar tutto e dire improperii e minacciar del bastone il lento o mal destro artista del pettine. Finalmente ha potuto parlargli, e ha misurata la profondità della sua saccente ignoranza. Oppure gli ha dovuto far tanto di cappello mentre passava leggiadretto e superbo per recarsi dalla dama altrui che si onorava di servire.