Addio, monti sorgenti dell'acque! Quanto era meglio (par che dica il poeta) restare tra voi, e uscir la mattina all'alba lungo le siepi fiorite, e scuoterne passando la rugiada che rifrange quasi gemme i raggi del sole nascente! vedere il contadino avviarsi al campo spingendosi innanzi i buoi, udir da lontano i colpi del fabbro nella sonante officina! Quanto era meglio ammirare d'estate il crescere della bufera col tuono sempre più rimbombante di monte in monte su la valle e su la foresta,

Finchè poi scroscia la feconda pioggia

Che gli uomini e le fere e i fiori e l'erbe

Ravviva, riconforta, allegra e abbella!

Quanto era meglio veder la luce del tramonto indugiarsi rosea su le cime de' colli; meditare la rotazione incessante della Terra intorno all'astro, scendere col pensiero, mentre l'astro pareva calasse laggiù dietro l'orizzonte, scendere all'altro emisfero che si affrettava a goderne!

Già sotto il guardo de la immensa luce

Sfugge l'un mondo; e a berne i vivi raggi

Cuba s'affretta e il Messico e l'altrice

Di molte perle California estrema;

E da' maggiori colli e dall'eccelse