Rôcche il sol manda gli ultimi saluti
All'Italia fuggente..............
Oppure uscire, di notte, fantasticando; vedere come crescono giganti le ombre nelle torri antiche, solcano il cielo le stelle cadenti; ascoltare, come farà poi il Leopardi, la turba infinita de' grilli sotto il gran silenzio del cielo, e la rana remota alla campagna. Que' pochi anni vissuti a Bosisio risorgono distinti, particolareggiati, in mente al Parini, mentre il precettore insegna al giovin signore, che gli altri tutti han da lavorare per lui, egli solo godersi il lavoro di tutti: i mietori sudare ne' campi, i soldati vegliar per le mura, i muratori arrischiarsi su' palchi, gli artigiani oprare nelle botteghe, i remiganti stancar le braccia pe' laghi; tutti per lui solo. Il sentimento della natura che sgorga e si effonde così schietto e vivace, subito che gli si porga un'occasione, fuori dell'insegnamento ironico, non è, certo, del finto precettore; è del poeta vero.
E dal Parini, non dal finto precettore, rompono i gridi della coscienza offesa, che non sa più velarsi con l'artificio d'una figura retorica, quando le cose dal poeta evocate le si presentano nella cruda realtà. Coscienza di filantropo e di prete buono, in cui vennero a fondersi le dottrine degli Enciclopedisti francesi e il Vangelo di Cristo. Presa dalle sue proprie finzioni, la fantasia inorridisce allora nel rispecchiarsi entro il verso. Pranza il giovin signore? pranzi, s'impingui, dimentico perfino della carità tradizionale. E voi
............ Egri mortali
Cui la miseria e la fidanza un giorno
Sul meriggio guidaro a queste porte;
Tumultuosa, ignuda, atroce folla
Di tronche membra, e di squallide facce,
E di bare e di grucce, or via da lungo