Insomma, raccogliendo il mio pensiero in forma chiara, vo' dire che Vico fu piuttosto non approvato che non inteso, perchè non la teorica mancò a lui ma la prova di fatto, quella appunto che più gli bisognava; non fu giudicato oscuro ma incerto; e non fu, quindi, un anacronismo, ma un solitario.

E i solitarii non sono eccezioni, sono pensatori che entrano nella categoria di coloro che hanno larghe visioni e piccola prova. Vico, in fatti, fece correre la storia ideale eterna sopra un piano angusto — sul vecchio mondo greco-latino — e con poche fonti, fra le omeriche e le dodici tavole. Intuizione immensa e prova scarsa.

La grandezza e novità dell'intuizione fu intesa da tutti; la povertà della prova consigliava riserbo ed aspettazione di altri fatti. Aspettiamo la prova: ecco la solitudine intorno a Vico.

Aspettiamo la prova: non si poteva dire così a Copernico e a Galileo, nè a Cartesio ed a Spinoza. In Vico è immediatamente visibile la sproporzione tra l'immensità dell'intuizione e la portata de' fatti.

Se non dunque da' fatti, donde ei trasse l'intuizione che è il titolo unico della sua gloria?

Non da Cartesio che aveva respinto — vano ingombro alla memoria — la storia e le lingue; nè dal primo sè stesso, che nell'Antichissima Sapienza aveva attribuito parlari filosofici alle origini umane. Nella Scienza Nuova dimostra invece che il cammino dell'uman genere non comincia da concetti filosofici, ma da grossolane immagini. Dal senso si comincia, si sale alla fantasia, si arriva alla ragione; ed a questi tre gradi della mente rispondono tre età, che egli chiama tempi divini, tempi eroici, tempi umani.

Fermiamoci ancora. Abbiamo una successione di tempi secondo una graduale evoluzione psichica, la quale comincia dal senso e perviene alla ragione.

È dunque una filosofia della storia a base di una psicologia naturalistica, che prende le mosse dall'evoluzione del senso. Egli dirà di avere avuto presente il Verulamio e di averlo voluto integrare; ma egli deriva dal Naturalismo italiano, che, da Telesio a Campanella, aveva dato quell'indirizzo alla psiche.

E non è tutto. Quando le leggi della natura erano state determinate da Leonardo a Galileo e le leggi del pensiero da Pomponazzi a Bruno, la conseguenza inevitabile era determinare le leggi della storia. Vico doveva essere la suprema parola della rinascenza italiana.

Così intesi — e lo proverò meglio in altra mia opera — l'evoluzione dell'essere: Natura, pensiero, storia. La natura, organandosi, si fa pensiero; il pensiero, consociandosi, si fa storia. Il fatto naturale diventa pensiero; il pensiero diventa fatto storico. Quindi la natura è inscienza; il pensiero è scienza; la storia è coscienza.