Ma noi, in tema di scienza, non dobbiamo lasciarci sopraffare dalla fantasia. Dobbiamo rassegnatamente contenerci nel tema, e neppure in tutto, bensì in quella parte che può capire nel discorso.

Il punto più oscuro per me nella storia del pensiero è stato sempre questo: come fu, come è possibile che Vico non esiste ne' tempi suoi? Io — dal Fedone platonico sino alle più recenti biografie su Bruno — non conosco e non so immaginare una tragedia del pensiero più fosca di quella di Vico; e m'induco a sospettare non sia stata piuttosto una leggenda che una tragedia.

In fatti, è assai doloroso vedere ad un pensatore, ad un artista, ad un benemerito della civiltà destinato il carcere invece del Pritaneo, il patibolo invece de' primi onori. Pur si spiega. Ma vedere sotto il silenzio passare un uomo che reca in mano la Scienza Nuova, vederlo passare per la più bella e popolosa città d'Italia come in mezzo ad una selva ne' tempi muti, è un fenomeno non pur desolante ma inesplicabile. E sarebbe incredibile, se i documenti non resistessero al dubbio.

Che fu dunque? Fu oscuro? Ma non più di Dante, sotto il velame de' versi strani, nè più di Bruno e di Spinosa, che pur meritarono l'onore di qualche ammaccatura. Parve stranezza più che originalità ridurre a scienza la storia de' fatti umani? E non parve stranezza minore ai contemporanei di Copernico e di Galileo far girare la terra sotto ai nostri piedi, e pur que' due ebbero gloria e protettori. E poi la stranezza che rasenta o simula l'originalità è tante volte argomento di fama, se non di gloria. Un uomo affatto non inteso dall'età sua è un anacronismo, il quale è grottesco se non è follia. Può essere un solitario sino a quando la sua teoria non si faccia luce nuova e diffusa, ma il lampo se ne vede sempre.

E qui fermiamoci. Lasciamo stare gli anacronismi, i miracoli del genio, e le supposizioni metafisiche che si sono fatte a spiegare l'oscurità di Vico tra' contemporanei. Quelle illustrazioni accrescono l'oscurità. Vico fu un solitario.

Chiariamo.

Ogni teoria, ogni autore d'una teoria vengono in proprio tempo e luogo. A questa storia del pensiero non poteva sottrarsi Vico che la costruì. Gli anacronismi non sono dunque nella storia del pensiero ma delle infermità umane.

Dunque Vico fu inteso ed ebbe, nel suo tempo, seguaci i Vichisti.„ Così disse Poli e negò il fatto.

Vico non fu inteso, perchè la sua storia delle idee umane presupponeva una metafisica della mente umana, che venne di poi.„ Così disse Spaventa e negò la teoria.

I vichisti contemporanei di Vico sono una favola; ed è un errore affermare che un sistema possa derivare da una dottrina che nascerà dopo. Le antecedenze di Vico non si troveranno in Germania presso Kant, ma si trovarono in Italia e nel terzo periodo del Rinascimento. Anche ad ammettere che sia venuto dopo chi lo abbia chiarito ed integrato, ci aveva ad essere prima chi gli aprì la via e gl'indicò la traccia. La famosa proles sine matre nata possiamo lasciarla all'enigma del Macduffo shekspeariano.