Venite a me, se 'l passo altri non serra.
Altre volte, ancora, piange la libertà perduta e paragona l'amore per Laura agli scogli, al porto l'amore di Dio. Tetri pensieri gli invadono l'anima, anche quello del suicidio pur di potersi liberare dalla pena amorosa che l'ange.
S'io credessi per morte essere scarco
Del pensiero amoroso che m'atterra,
Con le mie mani avrei già posto in terra
Queste membra noiose e quello incarco.
Vorrebbe tornare indietro dal viaggio periglioso, l'assalto di quei begli occhi lo spaventa, grida che non vuol più amare. Ma poi risospira alle dolci catene:
Oimè! il giogo e le catene e i ceppi
Eran più dolci che l'andare sciolto;
ed è sicuro che non potrà mai guarire dell'amor suo, e divinizza i luoghi dove ha visto Laura, e lei vede dappertutto, la segue, ne disegna il bel viso sui sassi, dice che la sua vita è una guerra,