Io, ch'el suo ragionar intendo allora,
M'agghiaccio dentro in guisa d'uom ch'ascolta
Novella che di subito l'accora.
Poi torna il primo, e questo dà la volta:
Qual vincerà non so; ma infino ad ora
Combattut'hanno, e non pur una volta.
Eccovi in questi versi mirabilmente ritratto lo stato dell'animo suo. Perchè fuggendo vai? Se anche fugge, appena si è allontanato da lei, a ciascun passo si rivolge indietro “ripensando al dolce ben ch'io lasso„ e cerca in altre la sua immagine, non vive che della speranza di rivederla, ogni luogo lo attrista, corre da Avignone a Valchiusa, ritorna da Valchiusa a Avignone, parte per l'Italia, per la Germania, per l'Inghilterra; ma sia egli nella foresta dell'Ardenna o navighi sul Rodano e sul Po, dappertutto sogna la “bella bocca angelica„ e anela al ritorno. Poi, quando è tornato, ricominciano per lui nuovi tormenti: ora è geloso di chi gli tiene nascosto il bel viso della sua donna, ora trema per Laura malata, ora gli pare ch'ella abbia il viso turbato, che chini gli occhi, che pieghi la testa, ora si duole ch'ella tenga il velo calato sugli occhi, e di tutto si lamenta e di tutto scrive.
Le lodi di Laura sono infinite nel Canzoniere; ma accanto alle lodi sono infiniti anche i biasimi, i rimproveri, direi quasi gli oltraggi. S'ella pare al Poeta “sovr'ogni altra gentile — Santa, saggia, leggiadra, onesta e bella„ gli pare ancora più fredda che neve, alpestra e cruda, spietata e superba, gli pare un'accorta allettatrice che non apre e non serra, non lega e non scioglie:
Tal m'ha in prigion, che non apre nè serra,
Nè per suo mi ritien nè scioglie il laccio,