E dopo alquanto l'una alle due disse,

Com'io udii: Deh! se per avventura

Di ciascuna l'amante qui venisse

Fuggiremo noi quinci per paura?

A cui l'altre risposer: chi fuggisse,

Poco savia sarìa con tal ventura.

Alla donna sua messer Giovanni diede il poetico nome di Fiammetta, e per lei scrisse molti libri; primo il Filocolo, una specie di romanzo, tratto in parte da un vecchio libro francese, noioso veramente nel suo stile involuto e nella sua pesante erudizione; ma a quando a quando appassionato e rivelatore dell'affetto che già il Boccaccio sentiva vivissimo per gli studi classici. Curiosa è veramente quella parte del libro dov'è introdotta Fiammetta, quando egli finge che Filocolo andando in cerca dell'amante sia da una tempesta obbligato a fermarsi a Napoli; e quivi un giorno s'imbatta in una brigata che sta sollazzandosi e a capo della quale è appunto Fiammetta. Entra così in scena la società napoletana del tempo e noi assistiamo in qualche modo al riprodursi delle costumanze provenzali, quando sentiamo ripetersi alcune di quelle questioni che furono già argomento alle tenzoni degli Occitanici: come queste, ad esempio: quale è più infelice fra due donne, quella che ebbe un amante e lo perdè, o quella che non può sperarne di averne mai uno? Quale di tre amanti merita la preferenza, il più cortese, il più forte, o il più saggio? Quale è più verace amore il timido o l'ardito? È preferibile amare una fanciulla, una maritata o una vedova?

Un altro libro scritto per Fiammetta fu il Filostrato, poema in ottava rima, anch'esso derivante in parte da fonte francese, e che narra gli amori di Troilo e Griselda. Il suo merito letterario è smisuratamente superiore a quello del Filocolo; e ciò che in esso specialmente ci interessa è che il Troilo e la Griselda della vecchia storia troiana spariscono dagli occhi nostri, e non restano davanti a noi che un uomo e una donna dell'eterno dramma dell'amore. Codesto amore è preso proprio alle origini, è scrutato, analizzato, svolto nei suoi casi molteplici, nella felicità e nel dolore, nell'ebbrezza e nella disperazione. Bellissimo un soliloquio di Griselda, quando ella già cerca pretesti al fallo che sente nel cuor suo ormai fatale: e combattuta, vuole e disvuole, desidera e teme, sogna i nuovi gaudi, trema già dell'abbandono. Mirabilmente dipinta la gioia di Troilo, vittorioso nell'amor suo; arditamente scolpite le intime gioie degli amanti, e nunzie dello splendore delle tinte che il futuro pittore del Decamerone prepara sulla sua tavolozza. Quel domandarsi scambievole: ma è dunque vero ch'io sono con te? E quel raccontarsi le pene sofferte, quell'anelare al ritorno prima della separazione; quel non saziarsi mai della propria beatitudine, tutto questo è vero, è profondo, è sentito dal poeta, che è il vero Troilo narrante l'amor suo per Fiammetta, alla quale il Boccaccio nella invocazione si volge dicendo:

Tu, donna, sei la luce chiara e bella

Per cui nel mondo tenebroso accorto