Il Mignot, pure volendo la logica in tutti i membri architettonici, pure cercando la razionalità d'ogni cosa, usciva di carreggiata, perchè tirava la teoria all'eccesso. I nostri, più pratici, più artisti, nel ragionare s'attaccavano agli specchi. Ecco, per esempio, i quattro campaniletti alzati intorno all'alta guglia centrale sui quattro piloni della crociata, tanto vantaggiosi alla stabilità, tanto profittevoli alla bellezza prospettica. Sapete perchè si volevano fare? Per dare a intendere che il nostro Signore Iddio siede in Paradiso nel mezzo al trono, circondato dai quattro Evangelisti, siccome narra l'Apocalisse.
Il Mignot scoppia, gridando che i suoi contraddittori non intendono al meglio dell'edificio, ma operano o per timore o per lucro. Perciò egli chiede che si deliberi di chiamare a consiglio quattro, sei o dodici dei migliori ingegneri dell'Allemagna, dell'Inghilterra, della Francia, altrimenti la fabbrica rovinerà; e per amore del vero e della propria riputazione egli correrà a dirlo al duca. I maestri, così furiosamente assaliti, s'impacciano, s'imbrogliano, tirano in ballo Aristotele, il quale insegnò che il moto dell'uomo verso un punto è o retto o circolare o misto; applicano questa sapienza alle misure della chiesa, terminando con una terza sentenza supremamente italiana: La scienza senza l'arte non val nulla. Il Duomo, come si vede, dopo cinquecent'anni è la migliore prova della verità di questo antico dettato: Vale più la pratica che la grammatica. Ma il Mignot, oltre che grammatico, era intollerante d'ogni arte e d'ogni opinione che non fossero le sue, prosuntuoso, impetuoso, e falso profeta di sventure per il Duomo, il quale procedeva innanzi tranquillamente, come se tanti contrasti e tante ire non lo risguardassero affatto.
Intanto i preposti alla fabbrica vivevano in grandi angustie, non sapendo a chi credere e come risolversi. Dall'una parte sentono gridare che la chiesa, pessimamente costrutta, è lì lì per cadere, dall'altra sentono giurare che la chiesa, costrutta arciperfettamente, sfida l'eternità. Gian Galeazzo pure, negli intervalli di riposo lasciati a lui dagli intrighi della politica e delle guerre, doveva sentirsi fastidito, pensando alle faccende del Duomo. Manda a Milano da Pavia due ingegneri ducali; ma senza costrutto.
Noi diciamo spesso che i nostri artisti d'oggi non vanno d'accordo, ch'è gente invidiosa e incontentabile. Ci lamentiamo che i conti preventivi delle fabbriche nuove sieno quasi sempre sbagliati. Buttiamo sulle spalle alle disgraziate Commissioni la responsabilità delle dispute, delle lungaggini, delle bestialità d'ogni specie nell'arte e nel resto. Io non esamino se abbiamo ragione e fin dove; ma voglio bene dimostrarvi che, come tutto il mondo è paese, così tutti i secoli si somigliano.
Siamo all'ultimo anno del Milletrecento, dal quale secolo non mi è lecito uscire. Si tratta della opera delle eccelse e stupende vôlte del Duomo, principiate a modificare dal Mignot, secondo il suo criterio parigino. Una Commissione di dieci maestri e dilettanti deve giudicare. La prima interrogazione risguarda la solidità del lavoro. Uno risponde che non è abbastanza solido; un altro addirittura che non è solido affatto; cinque che è solido; Giovanni Alcherio, un milanese dimorante in Francia, che non è soltanto solido, ma solidissimo; Guidolo della Croce, che è tanto solido che in nessun modo si potrebbe immaginare di più; e Simone de' Cavagnera, nel suo dialetto: che le croxere e volte archomenzate per magistro Johanne Mignoto sono fortissime, senza defeto nessuno a la forteza.
La terza domanda pone a confronto il disegno di prima con quello del Mignot per bellezza e fortezza. Sei giudicano il lavoro del francese più solido e più bello, quattro lo giudicano meno solido e meno bello, o solo meno solido, o ugualmente solido e bello.
La quarta interrogazione è relativa alla differenza di spesa fra il vecchio disegno e il nuovo. Quasi tutti ammettono che il nuovo lavoro sarà più costoso dell'altro; ma chi dice il doppio, chi il quadruplo, chi venti volte di più, chi invece solo un quarto, chi un poco, chi un pochino. E si trattava di calcolare lire, soldi e denari!
Si tratta solo di misure nella quinta domanda. Occorreranno pietre più grandi o più piccole per le crociere del Mignot? Bastava prendere le dimensioni di ciascun pezzo e moltiplicare e sommare per ottenere le cubature e il confronto. Qui almeno, volere o non volere, bisognerà che tutti vadano d'accordo. O sì! Tre rispondono più grandi; uno molto più grandi; due più piccole, e c'è chi dice la differenza sarà minima. Passano a discorrere delle nuove costruzioni del camposanto, dietro l'abside del Duomo. Gli animi s'infiammano. Guidolo della Croce, acceso in volto, senza dubbio, e con voce stentorea butta in faccia ai deputati questa formidabile accusa: “Non è da maravigliare se in queste opere del camposanto e della chiesa ricorrono molti errori, dacchè avete accolto quali ingegneri dei pittori, dei carpentieri, dei tagliapietre, e dei fabbricatori di guanti.„
Lo Scrosato, anche lui, raccomanda di valersi dei valentuomini “non delle persone idiote, che si fanno chiamare maestri senza sapere niente„. E il Galletto pure si lagna dei protettori di maestri ignoranti. E si ode una voce gridare: “Bisogna togliere questo sempiterno vituperio della città.„ Uno fa per parlare, ma l'Alcherio, mettendogli la mano sulla bocca: “Non lascierò rispondere a nessuno prima che abbia parlato il Mignoto, che è il più degno fra tutti.„
Nel frastuono di tante voci adirate, fa un curioso contrasto la parola placida di Simone de' Cavagnera, il quale, come tutta la gente quieta, inclinava a rimandar la questione: Dicho che s'ha da convocà le persone che se intendono in questo, e odire ogni homo, e pigliare la miglior parte. Non gli pareva che avessero ragionato abbastanza!