Chi però, non per arte o artificio, ma per fenomenale analogia di natura, è stato nel nostro secolo un'eco fedele della gran poesia mistico-amorosa del secolo XIII, è Dante Gabriele Rossetti: un dugentista italiano, nato, per capriccioso anacronismo della sorte, a Londra, in pieno secolo decimonono. Quasi tutta la sua opera poetica deriva in linea retta dalla Vita Nuova, dal Guinicelli e dal Cavalcanti. La bellezza corporea e spirituale della donna è il motivo di tutte le armonie Rossettiane. L'anima è sempre visibile attraverso i veli e la veste delle bellissime forme. Una luce interiore illumina le membra perfette, e dà un significato trascendentale agli sguardi profondi, agli ineffabili sorrisi delle sue donne, cantate o dipinte.
E la Blessed Damozel, la Beata Donzella, che egli vede nella profondità dell'etere azzurro chinarsi verso la terra aspettandolo — la vergine soave dagli occhi puri e profondi, dai folti e lunghi capelli, biondi come spighe mature, — estatica di celeste stupore al suo primo ingresso nel Paradiso — e che ha per solo ornamento alla sua bianca tunica di vergine e di angelo, una rosa bianca, — dono della Madonna, non pare una figura dipinta su fondo d'oro da Giotto o dal beato Angelico?
E però il nostro Rossetti non va confuso con quei preraffaellisti inglesi dei quali è assottigliato il numero ma non è spenta la razza, i quali non sanno rappresentarci che vergini magre e bionde, e passabilmente bruttine, con un ramo di mandorlo fiorito in mano, e una stella sui capelli: che non hanno di bello che il loro ramo, e di grande che i loro piedi!... manifattori della moda costoro, piuttosto che veri artisti — e che mezzo secolo addietro avrebber dipinto sedie pompeiane e Achilli con le fedine — o cantato Latona e Pasifae....
Il concetto orientale-platonico, accennato e vagheggiato da alcuni poeti del secolo XIII e XIV, di una scala progressiva di vite, è stato espresso con un misto di realismo e di patetico, così poeticamente e così indimenticabilmente da Browning nella sua Evelyn Hope, che non resisto alla tentazione di concludere la mia lettura con l'analisi di questo capolavoro di poesia mistico-amorosa.
XI.
Un uomo adulto di anni e sempre giovane di cuore, ha chiuso nell'anima e custodito come un sacro e geloso segreto, l'amore profondo che sente per una giovinetta di sedici anni. Ma la bella Evelyn Hope è morta; ed egli siede e veglia un'ora presso il letto ov'essa giace cadavere.... Quella è la sua piccola libreria, questo il suo letto: essa avea colto con le sue mani quel ramicello di geranio che comincia a morire anche lui nel calice di cristallo, sul tavolino. Poco o nulla è mutato nella cameretta: le imposte son chiuse, nè passa altra luce fuorchè quella di due lunghi raggi gialli, dagli spiragli della finestra....
Egli medita, triste ma rassegnato: — Morta a sedici anni! Forse essa aveva appena sentito parlare di lui: non era ancora venuto per lei il tempo di amare: e poi, la sua vita aveva altre speranze, altre occupazioni, e piccole cure e doveri — ed ora era quieta, ora attiva — finchè, d'improvviso, la mano di Dio le ha fatto un cenno — e quella soave fronte bianca è tutto ciò che resta di lei.
“Ah! (egli dice sottovoce alla morta, nel crepuscolo della verginale cameretta) è dunque troppo tardi, o Evelyn Hope? E che? la tua anima era pura e vera; i benefici astri avean versato su te le più divine influenze, eri fatta di anima e di fuoco, di rugiada e di luce; e perchè io avevo tre volte i tuoi anni, e i nostri sentieri divergevano così staccati nel mondo, mi si dirà che non eravamo nulla l'uno per l'altro, che eravamo compagni mortali e niente di più?... No, in verità! Poichè Dio ha creato l'amore per ricompensare l'amore, io ti reclamo, o Evelyn Hope, io reclamo il tuo amore in nome dell'amor mio. Potrà essermi ritardato ancora per altre vite, tra vari altri mondi che io dovrò traversare.... Molto avrò da imparare, molto da dimenticare, prima che arrivi il tempo di possederti. Ma quel tempo verrà, — alla fine verrà — quando io saprò che cosa voleva dire, nel basso pianeta della Terra, in anni tanto remoti, quel tuo corpo ed anima così puri e lieti.... indovinerò perchè i tuoi capelli avevano il colore dell'ambra, e la tua bocca era rossa come i tuoi gerani; e: ho vissuto (ti dirò) ho vissuto tanto da quel tempo, o Evelyn Hope, ho conquistato i guadagni di varie esistenze, ho profittato di tanti secoli, ho provato ogni ora e ogni clima: ma una cosa sola sentivo sempre, in fondo all'anima, che mi mancava, e che io le mancavo: e sempre ti ho sospirata, e ti ritrovo, e sei mia!
“Intanto, per ora, silenzio.... Io ti dò a serbare questa foglia: vedi, io la chiudo dentro la tua soave gelida mano — così!... Questo è il nostro segreto: dormi ora in pace — più tardi, ti sveglierai, e ti ricorderai, e intenderai.„
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