In questa leggenda è adombrato il lato debole, antiumano del misticismo, quando predomina e regna dispoticamente sulle menti e nei cuori; il vedere cioè nelle più belle cose naturali un lato satanico, un laccio o un agguato.... Il Rinascimento, per reazione, negò il soprannaturale — ma il misticismo aborriva troppo dal naturale. Tuttavia, il misticismo è una forza e un istinto umano; e per variare di tempi non è mai morto affatto. Che dico? vive anche oggi, e conta fra i suoi rappresentanti il più possente romanziere dei giorni nostri — Tolstoi!

Anche nel Secento, il misticismo trionfa, ma come un angelo fosco. Dopo che alla fine del secolo precedente santa Teresa ebbe unito nel suo ardente cuore di spagnola l'estasi della contemplazione all'eroismo dell'azione — il Secento vagheggiò come mistico ideale l'annientamento dell'individuo e della volontà. Era il misticismo adattato a quell'epoca sinistra ed odiosa, nella quale il barocco, il mostruoso, invadono la letteratura, l'arte, il teatro, le mode, il mobiliare, i giardini, i sepolcri.... Una cupa severa monotona etichetta sembra dirigere tutte le azioni umane: uno sbadiglio enorme va da un capo all'altro d'Europa. Anche i più grandi scrittori del tempo son tristi. Molière e Pascal muoiono di malinconia. Hobbes e Molinos — la paralisi e il fatalismo in politica ed in morale — sono i veri rappresentanti di quell'epoca tenebrosa. Galileo e Gustavo Adolfo, i soli veri eroi in quel periodo stagnante.... I conventi si moltiplicano, e un misticismo opprimente, artificioso e patologico, dà loro l'aria di tenebrosi e silenziosi manicomi. Vi siete mai trovati per caso in certi quartieri di Roma, di Milano o di Napoli, dove le strade sono come incassate fra una doppia linea di enormi edifizi grigi, alla cui cima si affaccia la punta di un cipresso, con qua e là poche finestre mezze murate, e da cui sembra colarvi addosso un'ombra, una nebbia di tedio? — Sono i muraglioni dei conventi del Secento, dove annualmente si seppellivano migliaia di giovani e ardenti Gertrudi, a benefizio del giovin signore, l'orgoglioso, e spesso stupido erede dei titoli e della fortuna!

Allora l'acquiescenza assoluta, il non volere, il quietismo, il nichilismo, divennero i religiosi Ideali. La morte parve una voluttà. Eppure anche da questa palude morale levò l'ali e si alzò nell'etere puro una creatura privilegiata, nella quale rifulse il poetico carattere delle grandi mistiche del Medio Evo: voglio dire, Madama Guyon. In quel putrido stagno, essa fece correre i rivi freschi e cristallini dei suoi Torrenti — e il suo quietismo paragonato a quello di Molinos, è come il silenzio dell'Alpi paragonato al silenzio del Deserto. Il misticismo della Guyon vien dal cuore, come quello di santa Gertrude e di santa Caterina — quello dei mistici suoi contemporanei è tutto di testa. Il suo misticismo è un luminoso e confidente mattino d'amore — l'altro è un incerto crepuscolo amoroso, pieno di esitazioni e di equivoci.... Le parole sono di fuoco, e il cuore è di gelo. Situazione precaria, penosa, demoralizzante. Meglio troncare addirittura — e meglio ancora, non aver mai cominciato....

X.

Nella letteratura mistica del secolo XIII, il misticismo amoroso si confonde col religioso. Spesso adoprano uno stesso linguaggio. Leggendo certe poesie del Guinicelli, del Cavalcanti, dell'Alighieri, vien fatto di domandarsi: si parla di una donna, o della Madonna? di una creatura umana o di un serafino?

Chi vuole aver notizie di Dio, ami! — dice Ugo da San Vittore; e Eckardt: L'amore è l'occhio dell'anima. L'amore di donna, per quei poeti del 200, è più che una passione, un desiderio, una dolce abitudine — è una perfetta ed intensa occupazione: non un episodio, ma la storia della vita: assorbe l'individuo come una religione. Ma più che la donna, la persona, amano l'amore — sono essenzialmente lirici, più che drammatici — perchè, felici o sfortunati — son sempre al medesimo punto.... Con delle frasi del Guinicelli, di Lapo Gianni, del Cavalcanti, dell'Alighieri, di Cino, si comporrebbe un libretto che si potrebbe intitolare La teologia dell'amore. (Il difficile sarebbe oggi trovargli un editore, e delle lettrici). Tutti quei poeti del 200, maggiori e minori, si somigliano tutti — dal gran poeta all'ultimo sonettista, tutti ricamano sopra una medesima stoffa teologico-metafisica. Hanno un culto di latria per quelle donne, che si dovevano passabilmente annoiare a sentirsi sempre paragonare a scale del cielo, a maestre di umiltà, a stelle Dïane, a concetti, a simboli, a sacramenti.

Ma il genio di Dante condensò, animò e immortalò tutti quelli elementi nella Vita Nuova. Il genio e la passione vera, dettero forma e movenza a quel mondo inerte di astrazioni platoniche e di fantasmi scolastici. La Vita Nuova — questo divino fiore venato di sangue, questa mistica rosa imperlata di lacrime, e, dopo sei secoli, fragrante come se colta d'ora, — è la sintesi dell'Amore del Medio Evo; come la Divina Commedia è la sintesi della sua Fede.

Il sentimento è sì intenso, che fa paura. L'amante e il poeta sembrano respirare in un'atmosfera dove la ragione umana svanisce — l'allucinazione diventa lo stato normale e psicologico. Essa passa, ed egli trema per ogni vena. Sorride, e il Paradiso scende sulla terra. Apocalittiche visioni lo assalgono — le stelle piangono, gli uccelli cascano tramortiti.... Piange in sogno, si desta, e il suo viso è realmente bagnato di lacrime. In questo stato di estasi, tutto diventa simbolo — e le cose più comuni assumono nuovo e strano significato. Un colore, un numero, un'ora della giornata, un suono, un odore, acquistano singolare importanza. Il Rossetti nel quadro della Beata Beatrix ci raffigura Beatrice pallida, un po' estenuata, occhi neri, e con abbondante volume di neri capelli. Dante però non l'ha mai descritta. E ognuno se la rappresenta a suo modo — e tutti l'amiamo!...

Vediamo invece, dipinta a caldi tizianeschi colori, Madonna Laura — la rosea, florida, bionda bellezza: — ma chi mai l'ha amata, fuori che Francesco Petrarca?...

Il misticismo nell'amore non fu ucciso neppure dal realismo pagano del Rinascimento — neppure dalla scienza moderna! Anche nel secolo nostro, ha avuto insigni rappresentanti in insigni poeti e romanzieri: mi basti ricordare Novalis e Gian-Paolo, il Liebesfrühling di Rückert, lo Shelley e il Rossetti, e la scena finale di Aurora Leigh. Lo ritroviamo anche, con una certa maraviglia, dove meno si supponeva trovarlo — in Balzac, in Tolstoi, in Roberto Browning. La Seraphita di Balzac è una creazione mistica, e altamente poetica nel suo candore di neve immacolata.