D. G. Domenico Gritti, 1526 a 1527.

M. B. Marco Barbo, 1527 a 1528.

B. V. Benedetto Valier, 1530 a 1532.

F. S. Francesco Sanudo, 1533 a 1534.

M. B. Matteo Bembo, 1538 a 1540.

B. B. Battista Barbaro, 1546 a 1548.

F. P. Francesco Priuli, 1562 a 1563.

Un'altra moneta della zecca di Cattaro, anzi la più bella o, per meglio dire, la meno brutta che vi si battesse, fra quelle da me effettivamente vedute, credo opportuno collocarla, in via d'appendice, nella categoria de' quattrini, non potendo essa entrare per lo scarso suo intrinseco in quella de' mezzi grossetti, né per il peso eccedente e per esser di lega in quella de' follari di rame. Presenta dall'uno de' lati il martire S. Trifone, di prospetto, in lunga vesta di diacono, recante nella destra la palma, un castello od una chiesa nella sinistra; a' suoi lati le iniziali S e T, ed oltre il cerchio di perline ond' è avvolta questa figura la leggenda . COMTAS. = .CATARI. L'altro lato offre, pur di prospetto ed in piedi, S. Marco che nella manca tiene il Vangelo, e colla dritta benedice; il consueto cerchio gira intorno alla imagine ed oltr'esso è la epigrafe . S. MARCVS. = . VENETVS. Le S tanto dell'una quanto dell'altra faccia della moneta sono tutte a rovescio; nell'esergo a' piedi del S. Marco è uno scudo bipartito da una fascia orizzontale e fiancheggiato dalle sigle Z e M. Il diametro del pezzo è m. 0,0205, il peso varia ne' diversi esemplari da k. 8 a k. 8. 3. È non difficile a rinvenirsi nelle pubbliche e private raccolte; le sigle del diritto sono agevoli ad interpretare [I[Sanctus Tryphon]I], quelle del rovescio sono le iniziali del nome di Zorzi Morosini rettore e provveditore di Cattaro nel 1638, come pure a questo magistrato spetta lo scudo gentilizio a' cui lati si mostrano quelle sigle. È dunque la moneta presente l'ultima coniata in quella zecca.

[T5] Obolo o Follare.

Gli abitanti di Cattaro che serbarono nella loro monetazione il nome dell'iperpero bisantino, serbarono altresì quello di [I[follare]I], corruzione del [Gr[fóllera]Gr], [I[follis aereus]I], detto altramente dagli scrittori greci de' bassi tempi [Gr[fóla]Gr], [Gr[fólla]Gr], [Gr[fóles]Gr], e da ultimo [Gr[fóllis]Gr] onde il [I[follis]I] latino, e più tardi il [I[follaz]I] degli Spagnuoli. Queste monete che rispondevano al quarto dell'[I[asse]I] romano, vuolsi traessero il nome [Gr[apò tou fólleos]Gr], dal sacchetto di cuojo in cui le si riponeva, in quella guisa che gli orientali trafficanti cogl'italiani computavano a [I[borse]I]. Il più vecchio autore latino in cui occorra questo vocabolo è Lampridio nella vita di Elagabalo, che al cap. 22 ricorda gli [I[aurei]I], gli [I[argentei]I] ed i [I[folles aeris]I], del vario valore de' quali ultimi può consultarsi il Gronovio, [I[de pecunia veterum]I] l. 4. cap. 13 e 16.