Nel privilegio che accorda a' Cattarini di continuare a valersi della loro antica officina nummaria, datato 1423, si stabilisce che i due zecchieri, a' quali lo statuto patrio dava in mano l'amministrazione di quello stabilimento, v'invigilassero la fabbrica de' [I[follari]I] di rame. Parlando superiormente di quelle monete a cui diedi, non senza grave titubanza, il nome di [I[quattrini]I], ammisi la esistenza di un soldo albanese inferiore al veneziano del quale avrebbe costituito due terzi. Starebbe nelle medesime proporzioni il [I[follare]I] in rispondenza al bagattino veneto come 2 a 3. Quanto al peso, sappiamo che la zecca di Cattaro non si tenne soverchiamente esatta nel taglio de' pezzi da monetare; così può spiegarsi la varietà d'esso ne' diversi pezzi di rame che andrò enumerando, a' quali soli può spettare quel nome o l'altro d'[I[oboli]I], pur impiegato da' Greci ad indicare il minimo spezzato della moneta, quantunque nel medio evo la voce [I[obolo]I] fosse usata in Francia a rappresentare anche una moneta d'oro, onde venne il nome [I[obolus aureus]I].

Ma che avrò io a dire di quella piccola ma grossissima moneta di rame uscita nel declinare del secolo XV dalla zecca cattarina, di cui un solo esemplare è a mia notizia, conservato nel Museo Correr? Questa moneta, avente il tenue diametro di m. 0,018 e l'ingente peso di k. 20. 3, avrassi a riguardare un semplice follare, o un follare doppio, o fors'anche un mezzo grossetto in rame? Fino a che non si metta in miglior luce la storia di quella zecca, i cui documenti mancano quasi affatto agli archivii veneti, siami lecito avvisare in questo curioso pezzo un capriccio di zecca, uno di que' capricci de' quali ci porge tanti esempii la zecca nostra; voglio dire un semplice follare battuto s'un pezzo di rame di peso eccedente. Eccone pertanto la descrizione.

Nel diritto è la consueta rappresentazione del santo patrono di Cattaro, intorno a cui gira la leggenda SANTVS TRIFON, e a' cui lati le sigle F e L. Nel rovescio intorno al leone di S. Marco in gazzetta è la epigrafe S. MARCVS VENETI. I caratteri sono gotici. Le sigle F e L, non accompagnate da scudo gentilizio rendono incerto se questo pezzo spetti a quel Francesco Lippomano che fu l'ultimo governatore di Cattaro insignito del titolo di [I[conte]I] e che vi sedette dal 1477 al 1480, del quale ho più sopra riportato il quattrino, o meglio a Francesco Lion che vi fu rettore e provveditore dal 1485 al 1486.

Appartengono peraltro fuor d'ogni dubbio alla classe dei follari di rame quelle piccole monete aventi un diametro medio di m. 0,015 che recano dall'un de' lati il solito tipo di S. Trifone colla leggenda all'ingiro S. TRIFO (o TRIFON) CATARI e a' fianchi del Santo varie iniziali de' rettori; dall'altro il S. Marco in soldo rinserrato da un contorno quadrangolare con quattro stelline agli angoli, e negl'interstizii fra il quadrato stesso e il contorno della moneta le sigle S, M, V ([I[Sanctus Marcus Venetiarum]I]) e in quello inferiore uno scudo gentilizio. Vario è il peso degli esemplari, cioè da k. 2. 3 a k. 6. Riporto in ordine cronologico i rappresentanti della Repubblica a Cattaro sotto il cui reggimento si coniarono successivamente i [I[follari]I], esistenti quasi tutti nel Museo Correr, avvertendo che gli stemmi corrispondono appieno con quelli dei loro casati.

* sopra Z (ovvero Z), e S = Zaccaria Salamon, 1569 a 1570. Costui sostenne eroicamente la piazza contro il corsaro Barbarossa che ne avea intimata la resa, e la conservò incolume a Venezia.

* sopra V, e C = Vincenzo Canal, 1581 a 1583.

* sopra A, e G = Andrea (secondo il Corner, Antonio secondo il [I[Libro Reggimenti]I]) Gabriel, 1586 a 1588.

Z sopra F, e B = Zuan Francesco Bragadin, 1604 a 1606.

T e C = Tommaso Contarini, 1606 a 1608.

. . . . . . = Girolamo Molin, 1634 a 1636 secondo il Corner, ovvero Antonio Molin, 1637, secondo il [I[Libro Reggimenti]I]. Ne' quattro esemplari che di quest'ultimo tipo possede il Museo Correr è impossibile riconoscere le sigle del diritto, laddove è evidentissimo lo stemma dei Molin. Anzi qui giova aggiungere che tutti e quattro gli esemplari sono recusi su que' piccoli pezzi di rame che si battevano a Venezia ne' primi anni del secolo XVII e che portavano dall'un de' lati il busto della Vergine attorniato dalle iniziali * R * C * L * A * ([I[Regina Coeli Laetare Alleluja]I]), e che furono fabbricati in gran quantità dalla zecca nostra specialmente negli anni 1626 e 1632.