124. Zorzi Morosini, 1638. [I[Quattrino colla imagine di S. Marco]I].
[T4] SCUTARI.
Ceduta nel 1404 dal suo signore Giorgio Balischio alla Repubblica Veneta, questa vi tenne un [I[conte e capitano]I], a cui più tardi si aggiunse il titolo di [I[provveditore in Albania]I]. Stretta da formidabile assedio dagli Ottomani nel 1474, mentre Antonio Loredan in nome di Venezia la reggeva, Scutari fu difesa con eroico coraggio da' nostri; sappiamo infatti del Loredan che alla popolazione, per manca vettovaglia affamata, offeriva a cibo le proprie carni purché all'impeto degli infedeli non si cedesse. E infatti brevi dì erano da quest'atto generoso trascorsi, quando Pietro Mocenigo sbloccava la minacciata città. Non è di questi cenni il parlare di quella memoranda difesa, né come il Governo Veneziano rimeritasse il capitano che l'avea sostenuta. In que' preziosi [I[Annali Veneti]I] dal 1457 al 1500, scritti da Domenico Malipiero e compendiati da Francesco Longo, che il conte Agostino Sagredo donava all'Italia nel 1843 inserendoli nell'[I[Archivio Storico Italiano]I] che il Vieusseux dirige e pubblica a Firenze, sono a vedersi le lettere colle quali la Repubblica ringraziava il Loredan del suo generoso operare, lettere che non saprei se più onorano quell'eroe o la Repubblica che sì degnamente ricompensava le magnanime azioni de' suoi prodi figliuoli. Ma pur troppo! il sangue versato a Scutari nella sua difesa poco le valse, perché nel 1477 i nostri furono da invincibili circostanze costretti a cedere ai Turchi quella piazza, molti de' cui abitanti cercarono asilo nella dominante.
Che Scutari nel sec. XIV, anziché passasse dal governo de' re di Rascia a quello del Balischio, avesse propria zecca, non oserei asserire. È bensì vero che abbiamo grossi del re Costantino recanti da un lato la imagine di questo monarca, dall'altro quella di S. Stefano patrono di essa città; de' quali grossi uno fu pubblicato dal Nani nella più volta citata operetta, alla tav. I n. II. Che più tardi vi si battesse moneta, quando cioè cadde in potere de' Veneziani, si hanno fondamenti abbastanza validi per negarlo. Nessun cronista ricorda che zecca vi esistesse nel secolo XV, non ne parlano documenti di sorte; e le monete stesse improntate col nome di quel comune si mostrano ne' loro tipi barbarici fattura della officina monetaria di Cattaro. Basta confrontare un grossetto di Cattaro, come sarebbe quello rarissimo del Museo Correr che ho descritto, con altro grossetto di Scutari per convincersi dell'identità della fabbrica di quelle due monete che pajono uscite dalla stessa mano. Quanto poi al loro peso ed al titolo, sono perfettamente uniformi. Talché io credo poter francamente asserire che Scutari per la propria monetazione si valesse sempre della zecca di Cattaro; e che in ambedue queste piazze corresse l'uguale moneta, o il grossetto ragguagliato a 2/3 del grosso veneziano.
È quel grossetto l'unica moneta scutarina ch'io sappia battuta sotto il dominio de' nostri. Il diametro n'è di m. 0,020. Offre da un lato il patrono della città, in piedi e veduto di prospetto, nimbato e coperto di lunga vesta da diacono, recante nella destra l'incensiere, un libro nella sinistra; lo attornia la epigrafe S. STEFANVS : SCVTARENSI (ovvero SCVTARENSIS). La iscrizione esce da un cerchio di perline che gira intorno alla figura del santo, la quale in qualche più raro esemplare è pur serrata da due archetti di cerchio, come il Redentore ne' nostri zecchini. A' lati del Santo v'hanno alcune iniziali che spiegheremo frappoco. Questa rappresentazione del protettore di Scutari è quella medesima che ci offrono le monete di questa città coniate sotto il governo de' re di Rascia, e la somiglianza de' due tipi ci muove a ritenere che anche i più antichi nummi scutarini siansi battuti nella zecca di Cattaro. Il rovescio reca il leone in gazzetta rinserrato da un cerchio di perline, oltre il quale è la leggenda . S . MARCVS : VENETIARUM : [Gr[G]Gr] C : (ovvero 7 C :). Le sigle del diritto, delle quali conosco tre varietà, che incontrai ne' quattro esemplari che di questo raro grossetto serba il Museo Correr, ci danno il nome de' conti e capitani durante il cui reggimento furono improntati i varii pezzi. Eccone la spiegazione:
B e C = Bertucci Civran, 1436.
P e M = Paolo Morosini, 1438.
F e Q = Francesco Querini, 1442.
[T4] ANTIVARI.
Ma fuor di dubbio fu battuto a Venezia il bagattino di puro rame o d'ottone di Antivari. Questa bella città d'Albania tennero i Veneziani, che vi mandarono a reggerla un podestà a biennio, dal 1405 sino al 1571, nel qual anno Alessandro Donà la cedeva mediante capitolazione a' Turchi, e reduce in patria veniva, come perpetratore d'atto codardo, punito. Ma la pace conchiusa fra la Repubblica e la Porta nel 1573, fissò per sempre le sorti di Antivari, incorporata d'allora ne' possedimenti dell'impero ottomano.