Il favore che avea trovato ne' commercii del Levante il tallero imperiale di Germania invogliò, alla metà del secolo scorso, la Signoria di Venezia a tentarne la fabbrica per inviarlo a' suoi possedimenti oltremarini. Ad ottenerlo pertanto di quella leggiadra e regolar forma che formava la bellezza estrinseca de' talleri alemanni, e che da un secolo e più non era per la zecca veneta che un incompiuto desiderio, statuiva il Senato il 15 marzo 1755, ducante Francesco Loredan, la introduzione in quell'officina del torchio in luogo dell'incommodo martello fino allora impiegato nella monetazione.
Abbiamo però una terminazione del C. X, 27 marzo 1500, che suona così: [I[El singular modo et inzegno trovado cum molta sua industria et acuità per el fedel nostro Zuane da i relogii in far et stampar soldi cum tanta equalità, justeza et rotondità quanta alcuno ha veduto et come ha testificado el gastaldo de la Cecha nostra, et similiter li maistri de le stampe et altri hano visto el suo lavor et modo de lavorar, cossa a tutj admiranda; die indur la Signoria nostra a voler dar modo ch'el possi perseverar el bon principio dato non solum in li soldi et mezi soldi predicti, ma ogni altra sorte monede ac etiam li ducati (]I]zecchini[I[) como el se ha offerto de trovar modo cum ogni pianeza rotondità perfecta et pexo; adeo che le monede nostre, quale excelleno tutte altre monede de bontà, excellerano similiter de beleza; cossa che certamente se die dexiderar per honor de la Signoria nostra et per tuor ogni modo al stronzar de dicte monede le qual non potrano per alcun modo esser toche che imediate non siano cognossiute]I], ecc.
Da questa terminazione, che ho fedelmente trascritta dal Capitolar delle [I[Broche]I], rilevasi, parmi, che un congegno esclusivamente adatto allo stampo delle monete, onde risultassero belle e rotonde, una specie quindi del torchio odierno, fosse nella zecca nostra introdotto da questo Giovanni, che dalla prima sua professione ebbe il nome di Orologiajo. Quale si fosse questo congegno non s'hanno memorie. A chi tuttavia considera la rara perfezione de' nummi usciti dalla veneta zecca gli ultimi anni del secolo XV e fino al principio del XVII, si renderà facile a comprendere che, senza un meccanismo che ne agevolasse il lavoro, non era possibile coll'ordinario martello ottenere sì bei risultati. Ma nel secolo XVII, e più ancora nel successivo, i conii veneziani andarono imbarbarendo, talché quando il Loredan introduceva il torchio nel 1755 Venezia dava forse le monete più informi di quelle d'ogni altro stato d'Italia.
Che la introduzione del torchio abbia a riportarsi a quest'anno, ce lo fa sapere, oltre la terminazione de' Pregadi del 15 marzo 1755, la iscrizione che ancora si legge in zecca: