Ad eccezione del tallero del Loredan, che però non è comune, gli altri 5 pezzi di questa serie sono difficili a trovarsi, né so che alcun medagliere tutti li posseda, ad eccezione della Raccolta Correr.
Qui mi giova soffermarmi ad un settimo pezzo che nell'agosto 1850 vidi nelle mani del dottor Koch di Trieste, distinto naturalista e fervoroso raccoglitore di monete veneziane. È un [I[quarto di tallero]I], del tipo comune a' descritti col leone rampante, improntato in argento del titolo medesimo, e di peso relativamente minore, di leggiadro conio e di perfetta conservazione. Reca verso il contorno del rovescio la iscrizione ALOYSII MOCENICO DUCE 1765. Al primo vedere questo curioso cimelio della zecca nostra, mi sorse qualche dubbio sulla genuinità d'esso; ma le assicurazioni del dotto Koch sulla provenienza del pezzo, e maggiormente il più accurato esame, mi fecero inclinare a ritenerlo effettivamente genuino. Quanto alla sua rarità singolare, mancando esso a tutte le nostre collezioni, non saprei come meglio spiegarla che ritenendolo un semplice progetto, poi abortito. Gli è però indubitato che non ne troviamo menzione nelle memorie di zecca; ma il loro silenzio non dee esserci sufficiente a farne sospetta la originalità. Nelle memorie di zecca non troviamo nemmeno ricordato l'[I[ottavo del leone Morosini]I]; ma chi mai potrebbe sospettare, vedendola, che questa moneta, conservata al Museo Correr, sia falsa?
[T5] Talleri a torchio col leone seduto.
Che il favore sperato da' Veneziani per la nuova moneta ne' possedimenti del Levante venisse successivamente meno, lo prova la cifra sempre diminuita de' pezzi che si batteano per ogni [I[posta]I]. Si volle quindi tentare un nuovo stampo, e che ancor più del primo s'accostasse a' talleri germanici. Il Senato col decreto 6 febbrajo 1768 adottava il nuovo conio, e destinava poi a presiederne la fabbrica l'ingegnere Ferracina di Bassano.
Quanto però non riuscì inferiore di bellezza al primo tallero! Di questo non sappiamo l'egregio artefice, mentre ci è conservato il nome dell'incisore del nuovo, che fu certo Antonio Schabel, mediocrissimo coniatore tedesco, che aveva la smania di segnare le proprie iniziali sulle monete.
[I[Alvise Mocenigo IV.°]I] Approvatosi il nuovo conio colla succitata terminazione, si conservò il titolo e il peso di prima, ma se ne variò il valore, conguagliandolo cioè ad un ducato e un quarto d'argento, o a lire venete 10, pari a lire 21 e soldi 10 di Dalmazia, e si permise che a quest'ultimo prezzo lo ricevessero le casse de' possedimenti oltremarini. Il nuovo tallero del Mocenigo serba il diametro e necessariamente la grossezza del vecchio, ma nel diritto reca un busto di donna rivolta a destra del riguardante, con piccolo diadema sul capo, e coperta d'ermellino le spalle, di ricco manto il petto; brutto e sdolcinato il disegno, povera l'esecuzione. Gira all'intorno del busto la leggenda RESPUBLICA VENETA, preceduta da un rosone e continuata per abbracciar più campo da un ornatino pur chiuso fra due rosoni. Il rovescio offre il leone di S. Marco colle ali spiegate seduto verso la dritta, e volgente alla sinistra il capo, tenendo la zampa manca anteriore sul libro aperto, e posato sopra una mensola nel cui orlo le iniziali . A . S . (A. Schabel); all'intorno la leggenda ALOYSIO MOCENICO DUCE prolungata dagli ornamenti stessi che rimarcammo in quella del diritto, e nell'esergo l'anno * 1768 * oppure * 1769 *. Il contorno è a fogliame.
Il nuovo tallero di questo doge, del quale non abbiamo spezzati, è rarissimo se improntato nel 1768, quasi comune se nel 1769.
[I[Paolo Renier]I]. La diminuzione decretata nel prezzo de' nuovi talleri non portò vantaggio di sorta, ma fu accagionata di disordini, per cui un nuovo Senatoconsulto del 29 settembre 1779 ne ritornava il valore al primitivo di mezzo zecchino; e vi si aggiunsero, ducante il Renier, gli spezzati, [I[mezzi]I], [I[quarti]I], [I[ottavi]I], tutti all'ordinario titolo dell'intero, cioè a peggio 190, del peso relativo di k. 69, 34. 1/2, 17. 1/4, e del valore di lire 5. 10, 2. 15, 1. 7. 6.
Non variano questi ovvii nummi dal secondo tallero del Mocenigo, quanto al tipo, se non nella iscrizione del rovescio e nella data, recando tutti intorno al leone la leggenda PAULO RAINERIO DUCE. Talleri del Renier n'esistono cogli anni 1781, 1784, 1785, 1787, 1788; mezzi cogli anni 1780, 1784, 1786; quarti ed ottavi cogli anni 1780, 1781, 1786; avvertendosi in questi due pezzi minori dentellato il contorno, anziché a fogliame.
[I[Lodovico Manin]I], mutata l'epigrafe del rovescio (LUDOVICO MANIN DUCE), continuò a stampare quelle monete; e di lui si trovano facilmente talleri degli anni 1789, 1790, 1792, 1794, 1795, 1797; mezzi talleri degli anni 1789, 1790, 1792, 1797; quarti del 1790; ottavi degli anni 1790, 1791, 1794 e 1796. I conii e i punzoni di questi pezzi dell'ultimo doge, lavorati dallo Schabel, esistono ancora nella veneta zecca.