La grande isola di Candia, [I[Creta]I] degli antichi, la quale, forse perché la maggiore delle isole greche, si favoleggiò culla e reggia di Giove, venne in mano a' Veneziani l'anno stesso della conquista di Costantinopoli, avendola essi per oro da Bonifacio marchese del Monferrato. Mandatevi colonie per abitarla e dissodarne gli abbandonati terreni, si mostrò in sulle prime intollerante di giogo, e costrinse con ribellioni frequenti la dominante a reprimervi gli spiriti, di soverchio esaltati, colla forza dell'armi. Più che un secolo e mezzo durò questa lotta incessante fra la Repubblica e que' sudditi turbolenti, finché assicurata la tranquillità e agevolate le comunicazioni colla capitale mercé le conquiste fatte da' Veneziani sui lidi della Dalmazia, ebbe Candia giorni di pace e di prosperità. Ma l'impeto degli Ottomani, minaccianti Europa ed invasori d'Europa, strinse quella colonia alla lontana metropoli, questa temendo di perdere il più agguerrito antemurale de' suoi possedimenti, quella paventando di subire il giogo esecrato, ambedue prevedendo che le forze turche, assicurate le loro conquiste nel continente, si sarebbero arrovesciate, quando che fosse, su quel punto importantissimo.

E così veramente addivenne. Quantunque fino dal 1539 temessero i Veneziani per Candia e ne guardassero i porti e le castella, pure gli sforzi de' Turchi si diressero durante l'intero secolo XVI contro le isole dell'Arcipelago e contro Cipro, e la prima minaccia a Candia, che apre questa guerra, continuata venticinque anni, si avverò solo nel 1644.

Quali monete prima di quell'epoca correvano in Candia? quelle stesse che pur avevano corso in tutt'i possedimenti del Levante Veneto, i [I[tornesi]I], come abbiamo veduto parlando di questi ultimi all'anno 1476. Non si ha memoria però di nummi particolari di quell'isola prima del 1632, in cui troviamo i

[T5] Soldini.

Allorché, occupandomi nel capitolo precedente delle monete del Levante Veneziano, parlai de' tornesi, dissi come ciascuno d'essi corrispondesse in origine alla dodicesima parte del grosso nostro, vale a dire a quattro bagattini, valore che in seguito andò scemando fino a che ne' primi anni del secolo XVII tanto era deteriorato che il tornese si ragguagliava a que' giorni alla quindicesima parte del soldo, era cioè calato ad un 1/5 del primitivo valore. Le sigle che incontriamo ne' [I[soldini]I] di Candia, così appellati per la loro piccolezza in confronto de' nostri che si chiamarono allora [I[soldoni]I], ci provano che il soldino equivaleva a 4 tornesi, cioè a 4/15 del soldo veneziano.

L'anno 1632 decretava la Repubblica si battesse per Candia, e tosto s'inviasse a quell'isola, una somma di tredicimila ducati in soldini di rame. Ad agevolare pertanto il computo nei soldini dell'isola e nei tornesi comuni a' possedimenti di Levante, si fecero due monete di differente valore, l'una cioè di un soldino o 4 tornesi, l'altra di 10 tornesi o due soldi e mezzo. Sono queste le prime monete [I[certe]I] che i nostri abbiano coniato per la sola Candia, e di queste passo senz'altro alla descrizione.

[I[Pezzo da soldini 2 e 1/2]I]. = Varia nel peso da k. 22 a k. 27, quantunque lo Zon lo fissi (p. 74) a k. 25, per modo che gr. 10 di peso rispondano ad un tornese di valore. Il suo diametro è m. 0,025, e la materia n'è puro rame. Il diritto offre in mezzo ad un leggiadro contorno, che non molto si discosta da quello descritto nella [I[piastra]I] e nel [I[reale]I] di Francesco Contarini, la epigrafe in tre linee = SOL = DINI = * 2 * 1/2 * (in alcuni esemplari mancano le stelline). Il rovescio ha il S. Marco in gazzetta a' cui fianchi due piccole rose e nell'esergo . T. 10 . ovvero T . 10. ed anche T . 10, [I[tornesi dieci]I]. Il Museo Correr ne ha pure esemplari con due incusioni, delle quali non sono in grado di spiegare il significato, SP sopra B negli uni, GM negli altri.

[I[Soldino]I]. = Parimente di rame, ma del diametro 0,019, e del peso variante da k. 9 a k. 10. 3. Simili discrepanze nel peso da me avvertite in esemplari della più bella conservazione, m'indurrebbero a credere che anche per queste piccole frazioni della moneta non si avesse riguardo che al valor nominale, benché sia probabile che ne fosse stabilito l'intrinseco nella misura più sopra notata di k. 2. 2 per tornese. Il diritto offre in due linee la parola SOL = DINO. Sovra la prima è una stellina; altra stellina maggiore, talvolta una rosa fra due minori, sotto la seconda. Il rovescio è simile al pezzo da 10 tornesi, ma nell'esergo ha variamente espresso il valore T . 4, . T . 4 ., * T 4 *, . T 4 . [I[tornesi quattro]I].

Equivalendo pertanto il soldino di Candia a 4/15 del veneziano, il pezzo da soldini 2 e 1/2 va ragguagliato a 2/3 del marchetto. E siccome il soldo è costantemente la 20.ª parte della lira, così è a ritenere che a quell'epoca v'era in Candia una lira del valore di 80 tornesi cioè rispondente a soldi veneti 5. p. 4. Ma non conosco di questo pezzo la effettiva esistenza, e fors'era, come la lira di Dalmazia, una semplice moneta ideale di computo.

Il soldino e il suo multiplo non portano, è vero, il nome della colonia per cui furon battuti; ma il loro valore doppiamente espresso in soldini e tornesi, la rispondenza esatta di una moneta peculiare di Candia a quel nome ed a quel valore, il sapersi per quell'isola ordinato nel 1632 lo stampo di monete analoghe, il disegno delle figure e i caratteri de' pezzi in questione proprii di quell'età, sono tutte ragioni colle quali io credo di giustificare pienamente l'averli, collo Zon, attribuiti a quella colonia e a quell'epoca.