[T5] Gazzetta doppia di F. Erizzo.

Gli ultimi anni del governo di Francesco Erizzo, che sedette sul trono ducale dal 1631 al 1646, furono funestati dall'incominciamento della guerra di Candia, e dalla perdita di una delle piazze più importanti dell'isola, la Canea, presa nel 1645 da' Turchi dopo un'eroica resistenza. Il pericolo nel quale si trovava l'intera colonia, di cui era minacciata la medesima capitale, determinò il Senato ad imprendere con enorme dispendio una nuova spedizione per assicurare il restante dell'isola e ripigliare agli Ottomani la piazza dalle loro armi occupata. Il doge Erizzo, comeché ottuagenario, fu proclamato generalissimo, ma anziché salpasse mori. Gli è appunto in quel breve tempo che scorse dalla presa della Canea alla morte dell'Erizzo che ho collocato lo stampo del [I[reale]I] per il Levante, come qui vi colloco quello della [I[doppia gazzetta]I] per Candia. La somiglianza di questo rarissimo pezzo con quelli battuti per l'isola stessa dal suo successore Francesco Molin, e la necessità in cui si trovava l'esercito veneziano a Candia di monete piccole, necessità che indusse a coniare le doppie gazzette, le gazzette semplici e i soldi per quell'isola un anno dopo, mi determinano ad assegnare a Candia questo cimelio della numismatica veneziana, anziché al Levante, dove facilmente avrebbe potuto trovar posto presso il non men raro [I[reale]I].

Della doppia gazzetta di Francesco Erizzo non conosco che un solo esemplare, conservato nella Marciana. Quanto al metallo, è biglione bassissimo, a peggio k. 1098 per marca, del peso di k. 20 all'incirca e di diametro indeterminabile per la irregolarità del contorno. Questo pezzo subì due volte il martello monetario, ed il secondo colpo fu aggiustato al nummo dapprima impresso, per modo che il diritto s'improntasse dello stampo del rovescio e viceversa. Ebbi così ad impiegare la maggior pazienza per dicifrarne sotto la doppia impressione le rappresentazioni e le leggende; giunsi nullameno a discernere faticosamente le une e le altre. Il diritto porge la figura del doge genuflesso e rivolto di profilo alla sinistra del riguardante, chiuso in un cerchio di perline oltre cui è l'iscrizione FRANC . ERIZZO . D . Nell'esergo hannovi iniziali di monetario delle quali non è riconoscibile che una A in mezzo a due altre sigle, di cui quella a destra pare una B. È quindi agevole il riscontrare nelle sigle medesime le iniziali di Zuan Alvise Battagia che fu massaro all'argento nella zecca nostra gli anni 1646 e 1647, sigle che rafforzano la opinione che più sopra esposi sull'epoca e quindi sulla destinazione di questa moneta. Il suo rovescio presenta il leone alato e nimbato, rampante verso sinistra, pur avvolto in cerchio di perline oltre cui gira la epigrafe SANCT . MARC . VENET . Nell'esergo la cifra * IIII * indica il valore di [I[quattro soldi]I], o due gazzette.

Per quanto io mi sappia, questo pezzo è totalmente sconosciuto agli amatori della nostra numografia. Tale circostanza è appieno giustificata dalla qualità dell'unico esemplare che forse n'esiste nelle raccolte. Non puossi nemmeno asserire che abbia avuto mai corso; né d'esso, né del reale dell'Erizzo, non abbiamo fondamento alcuno per ritenerli più che semplici prove di zecca.

[T5] Gazzette doppie e semplici, e Soldi di Francesco Molin.

Per fatti gloriosamente immortali, quali prosperi, quali sventurati, va segnalata la ducea di Francesco Molin, successore all'Erizzo nel 1646, e che resse la Repubblica fino al 1655. Gli sforzi per avanzare l'armamento di Candia, la nobiltà patrizia venduta a prezzo d'oro per sopperire a' favolosi dispendii, le imprese arditissime sulle coste dalmate ed albanesi, la chiusa fatta a più riprese da' nostri colle bocche de' lor cannoni dello stretto de' Dardanelli, le cittadelle perdute e ripigliate, le fazioni sul mare di Tommaso Morosini, del Cappello, del Grimani, del Mocenigo e del Riva sono a leggersi nella storia del Valier. Io non credo che alcun popolo possa vantare una serie di avvenimenti sì gloriosi, anche se il loro esito fu infelice, come il popolo veneziano combattente a Candia le forze smisurate de' Turchi.

Difettava nel 1647 quell'isola di danaro pel traffico minuto, necessario a tanti soldati che vi spediva la Repubblica, traendoli dalle proprie terre od ingaggiandoli all'estero. Si decretò quindi quell'anno stesso che fossero coniate monete da 2 e da 1 gazzetta e da 1 soldo per Candia, ed ivi prontamente inviate. Sembra peraltro che il loro stampo non fosse così copioso da saziare i bisogni dell'isola combattuta, se nel volgere di pochi anni fu necessario ricorrere a monete ossidionali.

Volgendoci ora a descrivere le monete battute nel 1647 per Candia, ricorderò conservarsene ne' nostri musei tre diverse.

I.° [I[Gazzetta doppia]I]. = È delle tre la più rara, mancando essa alla raccolta Correr, né avendone io mai veduto altro esemplare da quello in fuori della Marciana, quantunque esistesse anche nella collezione Gradenigo descritta dal suo possessore nel secondo volume dello Zanetti, dove però il Gradenigo ci assicura non averne lui vedute di simili nei lunghi anni che fu sulla flotta (p. 197-198, n. 218). Il diametro n'è m. 0,028, il peso del pezzo da me esaminato è di soli k. 28. 3, mentre dovrebb'essere di k. 39. 51/235, incolpandosi di tal divario il cattivo stato di conservazione dell'esemplare. Il biglione che ne costituisce la materia ha di fino k. 54 per marca, è cioè a peggio 1098, equivalente al titolo 0,046875. Perciò il metallo è il medesimo che quello allora impiegato a battere i [I[soldoni]I] da 12 bagattini, il cui peso dovrebbe stare esattamente alla nostra moneta come 1 a 4. Il diritto offre una donna coronata, seduta di prospetto, avente nella destra il corno ducale, lo scettro nella manca; il leone di S. Marco le giace accosciato presso il piede sinistro, e un cerchio di perline le gira intorno, lasciando spazio alla iscrizione . FRANC . MOLINO . D . V . ([I[Dux Venetiarum]I]); e nell'esergo le sigle . Z . A . S . indicano il nome di Zuanne Alvise Salamon che fu massaro all'argento negli anni 1650 e 1651, sigle che ricorrono altresì nella [I[osella]I] dell'anno settimo del Molin, e provano come siasi seguitato più anni a battere quelle monete, la cui rarità può facilmente spiegarsi colla occupazione turca dell'isola per cui furono coniate. Il rovescio ha il S. Marco in soldo colla singolare aggiunta di una spada alzata ch'ei stringe colla destra, mentre nella manca tiene il Vangelo. Lo accerchia il solito contorno di perline, oltre cui la leggenda SANCT. MARC. VEN fra due rosoni, e fra due rosoni parimente nell'esergo la cifra IIII indicante il valore del pezzo, 4 soldi.

II°. [I[Gazzetta]I] = Simile al suo duplo è pur la gazzetta semplice, del diametro di m. 0,023, del peso di k. 19. 143/255, e di biglione al titolo antecedentemente notato. Uguale n'è pure il tipo, proporzionalmente minore, in cui altra differenza non si rimarca dal doppio pezzo che la leggenda del rovescio che offre VE. invece di VEN, e l'esergo del lato medesimo che porta di necessità la cifra . II .