III.° [I[Soldo]I] = I due esemplari da me veduti di questa moneta, l'uno nella Raccolta Correr, l'altro alla Marciana m'inducono forte sospetto non sia essa che una moneta di capriccio, seppure non vogliasi credere che la fretta in cui si trovò la zecca veneta di coniare e spedire a Candia quantità di monete piccole non avesse impedito di preparare lo stampo del soldo particolare per quell'isola, e obbligato a valersi per l'uno de' lati del conio comune de' soldoni veneziani, per l'altro del conio della gazzetta di Candia. Ambedue infatti quegli esemplari presentano dall'una parte il leone di S. Marco dinanzi a cui genuflesso è il doge; gira intorno alle due figure oltre il cerchio di perline la scritta . S. M. V. ([I[Sanctus Marcus Venetiarum]I]) FRANC. MOL ([I[Franciscus Molino]I]) e sotto la linea dell'esergo è fra due rosoni il numero 12 de' bagattini componenti il soldo. Il rovescio invece è improntato col conio del diritto della suddescritta gazzetta, ma essendo il diametro dell'ultima non poco eccedente quello del soldone comune, non poté stamparvisi che la base delle lettere che ne formano la leggenda. Il peso è l'ordinario de' soldi, k. 9. 189/235, co' quali ha comune il titolo dell'argento.
Siccome queste monete doveano principalmente servire ai pagamenti delle truppe che riceveano i loro stipendii in moneta veneziana, credo per tal ragione essersi preferito allo stampo degli altri pezzi di Candia da 4 e da 10 tornesi quello di monete perfettamente analoghe a quelle della metropoli, se non nel tipo, bensì nel peso, nel titolo e nel valore. Era poi facilissimo in quell'isola ragguagliare questo valore alla moneta ivi corrente; il soldone era pari a 15 tornesi; la gazzetta a 30 tornesi, la gazzetta doppia a tornesi 60.
[T5] Moneta Grimani.
Dalle monete battute per l'isola di Candia nella veneta zecca, passiamo ora a quelle che per dolorosa necessità dovettero coniarsi nell'isola stessa. Prima di tutte ci si presenta fra queste una moneta ch'ebbe il nome dal capitano generale Giambattista Grimani, sottentrato al destituito Cappello nel 1646. Gli è appunto questo anno che leggiamo inciso sulla moneta, ma non credo che allora siasi cusa, bensì in uno dei successivi, improntandola colla data 1646 solo perché la nomina del Grimani era caduta in quell'anno.
La [I[moneta Grimani]I] è un pezzo da 2. 1/2 soldini recuso; la recusione ha le forme più barbare sì ne' caratteri che nelle figure, e fu stampata da gente inesperta nel maneggio del martello monetario, talché sotto il secondo tipo restò non solo visibile e dicifrabile il primo, ma il secondo è molto leggero e lascia a mala pena discernere alcune parole. Non ci voleva quindi che il confronto simultaneo de' sette esemplari custoditine nella Raccolta Correr per rilevare le intere leggende di questa non comune moneta. L'uno de' lati offre lo stemma della famiglia Grimani tutt'ornato di cartocci inelegantissimi e sormontato dal berretto di capitano generale. Una linea circolare gli gira intorno e lo divide dal campo della iscrizione ch'è indubbiamente questa: IO. BAP. GRIM. GEN. IMP. VENET. Una linea serve d'appoggio allo scudo, e nel breve esergo che s'apre fra essa e la circolare stanno le sigle G * 10. L'altro lato ha un orrido S. Marco in soldo che tiene lo scudo Molin, insegna del doge allora regnante. Nello spazio fra la linea su cui posa il leone ed il cerchio che lo attornia sono ripetute le sigle G * 10, e fuori di questo cerchio gira l'epigrafe SANCTVS MARCVS VENETVS 1646, notandosi per esattezza che le N da questo lato sono rovescie. Quanto al diametro e al peso di questa moneta è inutile il dirne, perché non è, lo ripeto, che un pezzo da 2. 1/2 soldini di rame recuso.
Se veramente quell'anno 1646 si riferisse all'epoca dello stampo della moneta, fatto riflesso alla moneta stessa che dagl'informi caratteri si annuncia coniata in momenti d'estrema necessità potrebbe a taluno venir in mente la si percuotesse in Rettimo assediata e presa quell'anno da' Turchi. Ma non porterebbe allora il nome del Grimani, sì però del Cappello sotto il cui generalato ebbe sì infelice esito la resistenza di Rettimo. Chiamato il Grimani a quella suprema dignità gli ultimi mesi di quell'anno, e incominciando la serie gloriosa delle sue geste solo nel successivo, hassi tutto il fondamento di ritenere che la data impressa sulla moneta non ad altro si riferisca che all'assunzione dell'intrepido duce al generalato. Siccome poi nel 1648 perì, vittima del suo dovere, nelle acque de' Dardanelli, e i nummi ch'esaminiamo furono senza fallo improntati anzi che gli si sostituisse il Mocenigo, del quale in caso diverso avrebbero portati gli stemmi e il nome; così è probabilissimo che la loro fabbrica abbia a collocarsi nel 1648 quando i Turchi misero il primo assedio a Candia. Quale ne fosse il valore, ce lo dice la moneta medesima, G. 10; e siccome non abbiamo pezzo cui si possa applicare quella iniziale fuorché la [I[gazzetta]I] così opino doversi interpretare quella sigla G. per gazzetta, e corrispondere il pezzo ad una lira veneta o a dieci gazzette. Nel 1652 correvano ancora in Candia siffatti pezzi, e sotto quell'anno ci racconta il Valier come i disordini moltiplicatisi obbligassero la Signoria a totalmente bandirli. Riporto il passo del Valier ([I[Storia della guerra di Candia]I], p. 289) dal quale si rileva eziandio che appunto in quell'isola s'imprimevano questi nummi, se vollersi inviati tutt'i lor conii a Venezia: [I[Non ommetteva il Senato applicatione alcuna per sostenere quella città. E perché in essa s'erano formate certe monete di rame dette ]I][SC[GRIMANI[I[]SC], le quali ogni giorno mancauano di stima in riguardo dell'accrescimento che faceuano di numero, si uedeva chiaramente che la continuatione delle medesime hauerebbe affatto diuertito il commercio alla piazza, la quale una uolta finalmente sarebbe perita per necessità; fu ordinato al generale Riua che totalmente le prohibisse e che inuiasse a Venetia tutte le stampe, per troncare una cosa tanto perniciosa; la quale, conforme l'ordinario, fu incominciata con un ottimo fine in un caso di estrema urgenza, ma fu poi continuata con fini d'ingordissima auaritia, oltre l'inganno e la fraude d'infiniti monetarii che riceueuano incitamento dalla facilità della fabbrica]I]. E conchiude: [I[Per questo meritò in tutti i tempi il più attento riguardo la costruttione di nuove monete di solo nome, perché essendo tanto soggette ad esser adulterate, la medicina per ordinario diuenta ueleno, et il rimedio bisogna che nasca con precipitio anche di molti innocenti]I]. Sante e generose parole son pure queste ultime, che si vorrebbero scolpite sulle officine monetarie dell'Europa moderna!
Prima di chiudere il mio breve discorso su questa moneta, di cui spero aver determinato chiaramente l'epoca, il valore e la circostanza che le diede origine, osserverò essere questo di tutt'i nummi veneziani il solo che porti altro nome nelle sue leggende da quello del doge; il solo altresì ove ad un generale veneziano sia dato il titolo d'[I[imperatore]I].
[T5] Ossidionali del 1650.
Se spetta con ogni probabilità al primo assedio che Candia sostenne nel 1648 la [I[moneta Grimani]I], appartengono al secondo due pezzi assai più rari, improntati dell'anno 1650, in cui i Turchi, raccolte novelle forze, la strinsero formidabilmente. Questi conii a cui noi Italiani diamo il nome di [I[ossidionali]I], e pe' quali la lingua alemanna ha l'espressivo vocabolo [I[Nothmünze]I], mostrano nella grettezza del disegno e nel pessimo stampo una mano avvezza a trattare le armi del soldato più che il martello dello zecchiere.
Esposi superiormente per qual ragione s'abbia a riconoscere nella [I[moneta Grimani]I] un segno rappresentativo della lira veneta. Alcune sigle ricorrenti ne' due tipi che qui verrò illustrando li manifestano multipli di quel nummo. Infatti quello maggiore in diametro e in peso porta nel rovescio le iniziali L. X, mentre il minore ha invece L. V, ch'io vorrei interpretare [I[lire dieci]I] e [I[lire cinque]I]. Il Valier, nel passo più addietro riportato, parlando delle monete ossidionali di Candia sotto l'anno 1652 non ricorda se non le monete Grimani e ne tace il valore. Che quel nome abbia a dinotare il pezzo da 10 gazzette che porta l'anno 1646 è fuor d'ogni dubbio, perché vi leggiamo impresso il nome del capitano generale Grimani. Non credo peraltro avanzare un'ipotesi malferma nel conghietturare che ad altre monete successivamente battute fra i rigori dell'assedio si desse il medesimo nome che s'era dato alla prima. Certo è che i due nummi di puro rame che in breve descriverò dovettero subire il ritiro dalla circolazione, se sono oggi ridotti di gran rarità.