Rimasi a lungo indeciso qual nome s'avesse a dare ad un piccolo nummo di basso argento che si dimostra coniato da' Veneti per la Dalmazia, ne' primi anni del secolo XV. La molta rarità di questo pezzo non mi permise di vederne che un solo esemplare custodito nella Marciana; esemplare il cui grado di conservazione è men che mediocre, e lascia a mala pena discernere le rappresentazioni e le leggende; talché i confronti ch'io solevo istituire fra' varii esemplari di una moneta non potevano aver luogo in questo caso, limitato come fui ad uno solo e logoro pezzo.
Ebbi nullameno agio d'assicurarmi che i caratteri di questa moneta rarissima accusano la scrittura veneziana de' primordii del quattrocento, e la scoperta d'un documento ricordante monete battute per Zara nel 1410 mutò in certezza l'ipotesi sull'età del controverso pezzo. Infatti nel [I[Capitolare delle Broche]I], detto così dalle borchie dorate che ne ornano la legatura, prezioso codice della Veneta Zecca che mi somministrò tante notizie di patria numografia, e che si conserva nell'I. R. Archivio Generale ai Frari, trovai un decreto della XLª. civile che determina gli stipendii di alcuni operai di zecca, il 13 agosto 1440: [I[Cum de monetis quae fiunt pro Jadra non sit datus ordo aliquis qualiter solvi debeant laborantibus ipsas in Cecha nostra]I] ecc. Qui non è daddovero indicata alcuna specie particolare di nummi battuti per Zara, ed è affatto generica la espressione [I[monetae]I]. Ma se abbiamo sott'occhi una moneta veneto- dalmata, i cui caratteri corrispondono perfettamente all'epoca surriferita, il cui valore intriseco s'accorda con quello d'altre monete contemporanee coniate per altri possedimenti della Repubblica, domanderò io perché non s'abbia a ritenere che quel decreto non d'altra moneta parli che di quella di che ci stiamo occupando? Eccone pertanto la descrizione.
Il diritto presenta uno scudo gentilizio spartito in rombi verticalmente disposti ed attorniato da sei piccole palle o [I[bisanti]I]; stringe lo scudo all'ingiro un cerchio di perline fuori del quale è la epigrafe: + MONETA. DALMATIE. Il lato opposto figura S. Marco in piedi, di fronte, aperte le mani, e cinto il capo di nimbo di perle; intorno ad esso la scritta SANTVS. MARCVS. Il peso dell'esemplare è k. 3. 1., il diametro m. 0,016; ma il peso del pezzo ben conservato doveva essere probabilmente uno o due grani di più, cioè k. 3. 2. ovvero k. 3. 3. Quanto alla qualità dell'argento, duolmi che la rarità estrema di questo pezzo m'impedisse di venirne all'assaggio, ma dal semplice tocco mi apparve simile alla materia impiegata a quell'epoca a coniare i [I[tornesi]I] per il Levante. Se dunque la materia è la stessa che quella de' contemporanei tornesi, se il peso della moneta in questione corrisponde al peso di un tornese, com' è appunto il caso nostro, noi abbiamo a riguardarla come un vero tornese battuto, anziché pel Levante, per la Dalmazia.
Che se taluno con sottigliezza soverchia, ammettendo la somiglianza della presente moneta col tornese, negasse competerle questo nome, perché non si ha memoria di tornesi coniati per la Dalmazia, si potrebbe rispondere che sotto i ducati di Antonio Venier e di Michele Steno, sotto il qual ultimo fu sancita la surriportata terminazione 1410, non si battevano che quattro monete argentee, oltre il ducato d'oro; il [I[grosso]I] cioè detto altramente [I[matapane]I], il [I[soldino]I] col leone alato e la figura del doge, il [I[piccolo]I] ([I[parvulus]I]) scodellato, e il [I[tornese]I]. Queste sole e non altre monete troviamo indicate nelle memorie di zecca, quindi è d'uopo in una di queste quattro categorie collocare la [I[moneta Dalmatiae]I]. Ed io reputo aver qui un valido fondamento per ritenere la denominazione che le diedi, cioè di [I[tornese]I]. Questo nome sempre isolato ricorre nelle leggi, ne' capitolari, nelle pubbliche e private scritture; non vi si parla mai di tornesi speciali pel Levante, o speciali per la Dalmazia. Quando ci occuperemo più tardi colla necessaria estensione di quest'importante moneta, se ne valuterà il ragguaglio raffrontandola alle altre monete di quell'età. Per ora ci basti l'aver descritto e qualificato questo raro cimelio della numismatica dalmata, il quale manca persino a quella gigantesca collezione del Museo Correr.
Ardua, e finora insormontabile, è la difficoltà piuttosto che presenta lo stemma figurato nel diritto di questo pezzo. È lo scudo gentilizio dei Contarini, ma non saprei a quale degl'individui di questa famiglia si possa attribuirlo. Se fossi corrivo alle ipotesi, una si potrebbe in questo caso avanzarne; essersi questa moneta primamente battuta sotto la ducea di quell'immortale Andrea Contarini che governò la Repubblica dal 1368 al 1382, ducea segnalata per ardite imprese contro il re d'Ungheria e contro Genova poderosa rivale; aversi poi conservato il vecchio tipo nella nuova monetazione del 1410. Ma, lo ripeto, alle ipotesi non m'attacco volentieri, quando non le trovo suffragate da documenti.
[T5] Lirette e Gazzette.
Fra le varie rappresentazioni che adottarono i Veneziani per effigiare l'alato leone simbolo del loro patrono S. Marco, è certamente una delle più singolari quella che ne mostra la sola parte anteriore presentata di guisa tale che la sommità della testa nimbata veduta di prospetto, il lembo delle ale spiegate e il contorno esterno della zampa tenente il libro degli Evangelii disegnino un circolo il cui centro è nel petto del sacro leone. Tale curiosa rappresentazione di San Marco, incisa la prima volta sui soldini d'argento nel sec. XIV, derivò da questa moneta il nome di [I[S. Marco in soldo]I]; più tardi figurata sui pezzi da 2 soldi o [I[gazzette]I] si disse [I[S. Marco in gazzetta]I]; e finalmente ebbe dal volgo un terzo nome, quello di [I[S. Marco in mollecca]I] perché s'accosta nel suo complesso all'aspetto di questo crostaceo, nelle nostre acque comune.
Le monete battute per la Dalmazia e per l'Albania ch'entrano nella classe delle [I[Lirette e Gazzette]I] portano tutte dall'un de' lati così effigiato il simbolo dell'Evangelista, dall'altro i nomi delle province ove furono destinate ad aver corso.
Determinare con certezza quando incominciasse lo stampo di questi nummi dalmato-albanesi, che non recano data né nome di doge, non è invero agevole; ma d'altra parte si hanno indubbii criterii per fissarne approssimativamente la età. A ciò fare, darò anzi tutto opera alla loro descrizione.
Cinque monete diverse abbraccia questa categoria; tre d'argento,
[I[liretta]I], [I[da otto]I], e [I[da quattro]I]; due di rame,
[I[gazzetta]I] o [I[da due]I], e [I[soldo]I].