[I[ L'anderà parte che per autorità de questo Consejo sia preso et deliberà che in la Zecha nostra el sia chuniado per l'avegnir bagatini de la sorta e qualità mostrada adesso a questo Consejo, i quali vaiano 12 al soldo, i quali siano tuti de puro rame de eser spexi in Padoa e per lo Padoan destretto ala raxon predita de 12 al soldo, e siano fati con la imagine de Sam Marcho in forma de liom da uno lady e con una croxe dal altro, si come e sta conzeso a Veronesi. E chuniadi siano mandadiù ala camera nostra de Padoa ducati zento.]I]
La moneta di cui fa parola la presente terminazione, d'onde pare che siasi anche per lo innanzi battuta pe' Veronesi, è un pezzo di puro rame o di ottone, abbastanza facile a rinvenirsi, che reca il nome dell'allora regnante doge Agostino Barbarigo, o del costui successore Leonardo Loredan; moneta però che finora nessun numografo seppe spettare a Padova. Porta dall'un de' lati una croce ornata le uguali braccia di piccoli bisanti e contornata da un cerchio oltre il quale è la epigrafe AVG . BARBADICO . DVX, ovvero LEO . LAVREDAN . DVX . L'opposto lato presenta il sacro leone volto alla dritta del riguardante e che tiene colle zampe anteriori il vessillo. All'ingiro è la leggenda SANCTVS . MARCVS . VENETI . e fra le zampe del leone v'hanno varie sigle che qui riporto traendole da' varii esemplari ch'ebbi a vederne nella Raccolta Correr.
I pezzi di Agostino Barbarigo recano le iniziali A . F, Z . F . M,
C. K, Z : R, M . B, M . L, e alcuni ne vanno senza. Di quelli del
Loredan, altri portano . A . M ., altri mancano affatto di sigle.
Delle prime non sono agevoli ad interpretarsi che le due ultime, indicanti i nomi di Marco Bollani e di Leonardo Mocenigo, ambedue podestà a Padova, quegli nel 1498, questi nel 1500. Quelle su' pezzi del Loredan vanno spiegate col nome di Alvise Molin che fu rivestito di pari carica nel 1504. Le altre del Barbarigo non si accordano col nome d'alcun podestà di Padova né di Verona dal 1492 al 1501.
Che però in altri anni si desse mano allo stampo di queste monete da spendersi a Padova e nel suo territorio ce lo prova una terminazione del C. X. 19 dicembre 1498 che ordina una nuova fabbrica de' [I[soliti parvuli]I] per Padova che devon'essere quelli recanti le sigle M . B; come pure un'altra parte del consiglio stesso, 6 marzo 1503, decreta si stampino altri cento zecchini in [I[oboli ad solitam stampam]I] per quella città, che sono a mio credere i pezzi su cui leggiamo le iniziali di Alvise Molin.
VICENZA.
II territorio vicentino è la seconda provincia che la Repubblica di Venezia acquistava in Terraferma. Fattisene padroni nel 1259 i Padovani, dopo la uccisione di Ezzelino da Romano, ne vennero spossessati il secolo successivo dagli Scaligeri che vi dominarono fino al 1387, in cui cadde in potere di Gian Galeazzo Visconti. Lo tennero i Visconti fino al 1403 in cui i Vicentini volontariamente si sottoposero a' nostri coll'assenso della duchessa vedova di Milano, la quale non potendo assicurarsi il possesso di quella provincia, invasa dai Carraresi signori di Padova e di Verona, volle piuttosto cederla a' Veneziani che a' suoi nemici.
Fino dal secolo XIII Vicenza ebbe diritto di zecca e v'improntò grossi col nome della città; grossi che recando l'aquila dell'impero germanico spettano certamente al governo de' vicarii imperiali. Ma i conquistatori che la occuparono poi le tolsero quel diritto, e la città ebbe a vicenda i nummi degli Scaligeri e dei Visconti, non senza che nel suo territorio abbondassero quelli de' Carraresi. Ma allorché i Veneziani se ne resero padroni, pensarono tosto ad introdurvi le loro monete, trovandosi nel Capitolare delle [I[Broche]I] la nota seguente sotto il 19 settembre 1404: [I[Quod pro moneta ordinata fieri pro Verona et Vicencia possit fieri expensa notata in cedula praesentibus introclusa]I]. Non siamo però in grado di determinare quale fosse questa prima moneta fatta battere per inviare alle due città subito dopo la loro occupazione operata da' nostri.
E nel 1405 una parte, presa in Collegio il 29 settembre, ricorda l'orafo Marco Sesto, a cui si aumenta il salario [I[pro intajando stampas monetarum Veronae et Vicenciae quae verberantur et cuniantur Veneciis]I].
Nel 1443 il 22 febbrajo un senatoconsulto, citato quando parlai delle monete di Padova, e che riporterò testualmente allorché ci occuperemo di quelle di Brescia, decretava lo stampo dei bagattini o piccoli a peggio 1088 anche per la città di Vicenza. Ho ivi pure determinato quale sia la moneta contemplata da quel decreto.