Nel 1498 il C. X. sanciva la seguente terminazione:
[I[ 1498. 30 Julii, in C. X.]I]
[I[ Fidelissima comunitas nostra Vicentiae supplicari fecit ut ei concedamus quod in Cecha nostra cudi faciamus denarios ad novem pro marcheto et ad tres pro marcheto, sortis et qualitatis quae videbitur Capitibus hujus Consilii. . . Captum sit quod cudantur in Cecha nostra ducati CCC bagattinorum pro hac civitate consuetae stampae, pro usu hujus civitatis.]I]
Giova ora osservare se a qualcuno dei piccoli spezzati di argento o di biglione del doge Agostino Barbarigo abbiano a riportarsi i pezzi battuti per Vicenza, da nove al marchetto e da tre al marchetto. E a ciò fare partiremo da un dato sicuro, dal prezzo cioè che aveva allora l'argento ragguardato nel maggior pezzo di quell'epoca, nella lira [I[moceniga]I], del valore di soldi 20 e del peso di k. 31. 2, a peggio 60 per marca. Ogni [I[moceniga]I] aveva perciò di fino grani 119. 251/288, e quindi il soldo vi era rappresentato da gr. 5. 19/20 di fino argento. È precisamente questo il peso dell'argento sceverato dalla sua lega ne' due piccoli marchetti che abbiamo di quel doge, l'uno col leone alato, l'altro col tipo della moceniga in tenuissime proporzioni. Quindi è che de' pezzi cusi per Vicenza il primo, ragguagliato ad 1/9 di soldo e perciò corrispondente a bagattini 1. 1/3, avrebbe a contenere di fino 0,66 di grano; il secondo, ragguagliato ad 1/3 del marchetto o a bagattini 4, avrebbe a contenere di fino gr. 1. 49/50.
Una terminazione del C. X. sancita pochi anni addietro reca qualche lume a tale intralciata questione:
[I[ 1489 (more veneto cioè 1490), 17 fevrer, in C. X. cum Add.]I]
[I[L'e deliberado per questo Consejo con la Zonta che i
bagattini da 9 al soldo diebano tegnir charati 60 per
marcha d'arzento fin; et de quatrini bianchi ala raxon
de 3 al soldo deba tegnir d'arzento charati 180 per ogni
. marcha.]I]
Rilevasi chiaramente da questa legge che ne' pezzi da 1/9 di soldo l'argento fino deve stare al peso totale come 60 a 1152, cioè come 5 a 96; in quelli da 1/3 di soldo come 180 a 1152, ovvero come 5 a 32. Dunque i primi che tengono di fino 0,66 di grano avrebbero a pesare gr. 12,67, e simile dovrebb'essere il peso de' secondi, ne' quali tuttavia l'argento sarebbe in tripla quantità, avrebbero cioè di fino gr. 1,98 e di peggio gr. 10,69. Devo però confessare che né l'una né l'altra di queste monete non vidi mai. Lo Zon, che tali spezzati toccava appena di volo (p. 47), crederebbe ravvisarle in que' pezzi del Barbarigo a cui più ragionevolmente ho applicato il nome di [I[tornesi]I]. V'hanno bensì de' tempi del Barbarigo due piccole monete, senza epigrafe alcuna, l'una delle quali di fino argento a peggio 60 circa recante da un lato il S. Marco in soldo, dall'altro la Vergine, piccolissima moneta e leggiadra, del peso di 3 soli grani, che quindi equivale al [I[bezzo]I] o al [I[mezzo soldo]I]; la seconda, recante da un lato lo stesso simbolo del Vangelista, e dall'altro una croce ornata di bisanti; del peso di grani 5 e di argento a circa peggio 300, in cui potrebbe ravvisarsi una varietà del [I[bezzo]I]. Ma le monete battute per Vicenza non saprei discernerle né in questo che tanto se ne scostano, né in altre dell'epoca del Barbarigo.
E inutile parimente è il cercarle fra' nummi improntati sotto la ducea del Loredan, durante la quale abbiamo memorie che pur si stampassero, perché la legge del C. X. 26 maggio 1503 decreta che si coniino altri 500 zecchini [I[bagattinorum ad 9 pro marcheto]I] da spedirsi a Vicenza.