Una delle più fervorose città italiane a stringere la lega lombarda, Verona si reggeva a comune quando venne segnata nel 1177 la pace di Venezia. Straziata prima dalle fazioni de' guelfi e de' ghibellini, più tardi tiranneggiata dal vicario imperiale Ezzelino da Romano, cadde in potere della famiglia Scaligera che per 127 anni la tenne, spogliatane poi da' Visconti di Milano che volontariamente offersero città e territorio alla Repubblica di Venezia, perché non avessero a cadere in mano di stranieri venuti di oltr'Alpe. Sennonché, prima che i Veneziani ne conseguissero il possesso, fu ricuperata dagli Scaligeri, e poco dopo occupata da' Carraresi di Padova, a' quali i Veneziani la tolsero per sempre nel 1405.
Il diritto di zecca che Verona esercitò sotto la dominazione de' Franchi, e poi durante il governo autonomo e quello degli Scaligeri e de' Visconti, le venne tolto da' Veneti, nella cui officina nummaria s'improntarono nel 1404 monete da spendere nel suo territorio combattuto allora, ma per diritto a Venezia spettante. Le due terminazioni 19 settembre 1404 e 29 settembre 1405, di cui ho riportato frammenti quando testé feci parola delle monete di Vicenza, ricordano pure le veronesi. Ma di quest'ultime ci offre nuove memorie il Capitolare delle [I[Broche]I] sotto il mese stesso di settembre 1404, col farci sapere che nella nostra zecca [I[la spexa dela moneda di Verona per una marcha]I] era di soldi 13; e che poscia venne cosi modificata che [I[i quatrini per Verona per una marcha non metando el chalo che xe m. 8. k. 4 per zentener de le marche]I], fosse di soldi 8 e denari 6, mentre [I[la spexa de' pizoli per Verona]I] non eccedesse i 7 soldi e 10 denari per marca. Ma queste monete che Verona ebbe comuni, almeno in una specie, con Vicenza, non abbiamo dati sicuri per distinguerle dalle monete ordinarie della dominante; e perciò riterrei aversi ad applicare il nome di [I[pizoli]I] al [I[denaro]I] cauceo del doge Steno, e al costui [I[tornese]I] quello di [I[quattrino]I].
Nel 1443 il senatoconsulto più volte citato dei 22 febbrajo decretava lo stampo di nuovi bagattini per la Terraferma Veneta, quindi eziandio per Verona. A quali nummi del Foscari abbia attribuirsi quel nome, ho già dimostrato parlando delle monete di Padova.
Nel 1493, ducante Agostino Barbarigo, domandavano i Veronesi alla Repubblica nuovo stampo di piccole monete per la loro città. Qui riporto la terminazione del C. X. che annuisce a quella ricerca:
[I[1493. 16 Martii; in C. X. cum Add.]I]
[I[ Concedendum est fidelissimae comunitati nostrae Veronae et universo territorio petentibus quod cudantur in Cecha nostra ducati CCCC quatrinorum ad tres pro marcheto et ducati CC obolorum ad novem pro marcheto sortis et charatatae alias concessa, propterea]I]
[I[ Vadit pars quod auctoritate hujus Consilii per Cecham nostram cudantur duc. CCCC quatrinorum et ducati CC obolorum.]I]
Ecco dunque ricorrere un'altra volta quelle introvabili monete da 3 e da 9 al soldo delle quali ci occupammo con qualche estensione allorché cadde non ha guari il discorso sopra simili pezzi che per Vicenza s'erano cusi. Non è però questa l'ultima memoria di monete qui battute per la città di Verona; rilevandosi dal tenore della terminazione 31 agosto 1491, riportata allorché si trattò delle monete di Padova, che bagattini simili a quelli che il C. X. decretava in quel giorno per Padova, s'erano già prima coniati per Verona, quantunque io abbia avvertito che le varie sigle ricorrenti su que' pezzi del doge Agostino Barbarigo non corrispondono alle iniziali de' podestà che rappresentarono la Repubblica gli ultimi anni del secolo decimoquinto a Verona. La qual città pochi anni dopo, assalita da prepotenti forze imperiali, veniva ceduta dal podestà veneziano Francesco Garzoni a' cittadini il 1.° giugno 1509, che aprivano le porte a Massimiliano che la resse fino al 1516 e v'improntò moneta col suo nome e co' suoi stemmi. Ma ritornata alla Repubblica, perdette la seconda volta il diritto di zecca.
BRESCIA.
Emancipata nel 936 dal grande Otone, entrò nella lega lombarda, e fu poi straziata da' partiti, tiranneggiata da' vicarii, e subì con pazienza impotente il giogo crudele di Enrico VII. Nel 1330 stanca delle lunghe oppressioni degli antichi signori, invocò la protezione di Giovanni re di Boemia e di Polonia, dal quale, per aver lui rotta la fede giurata, si emancipò di nuovo per darsi agli Scaligeri, donde passava con Bergamo pochi anni dopo a' Visconti. Governata sul cadere del secolo XIV da Pandolfo Malatesta e quindi un'altra volta da' signori di Milano, volle dedicarsi a Venezia; e il generale Francesco Carmagnola nel 1426 ne prese possesso in nome della Repubblica, che le mantenne i patrii statuti e fino al 1488 il [I[consiglio popolare]I].