—Da Manfredonia, ove arrivava da Malta.

—Come mai non vi imbarcaste direttamente per Venezia?

—Non mi fu possibile ritrovar subito un bastimento; ma forse ad
Ancona mi imbarcherò.

Il frate troncò quel dialogo; pensava che andar per mare a Venezia sarebbe stato il partito più ragionevole.

Ed il conte era sempre più pentito di non averlo adottato, perchè avrebbe fatto più presto ed evitato mille noje.

Il cappuccino, che viaggiava col cavaliere, era un giovane di una fisonomia simpatica e dolce, dai modi gentili e distinti.

Era stato detto al conte esser egli un bravo predicatore; ed infatti sembrava molto istruito.

La finezza di sentire, che rivelava sempre ne' suoi discorsi, contribuiva a rendere la sua compagnia piacevole. Il cavaliere lo ascoltava volentieri, e sovente si interteneva seco a lungo, felicitandosi sinceramente di averlo compagno.

Un giorno avvenne al conte di dimenticare in una osteria di villaggio, ove avevano passato la notte, una piccola valigia, che portava sempre seco; mandò tosto il suo servo a cercare di essa, ed egli medesimo pregò il frate a ritornare un poco sui loro passi, onde sapere più presto su la valigia fosse ritrovata.

Il cavaliere era agitatissimo.