—Se la smarrissi, disse al padre Leone, non me ne consolerei giammai,

—Oh! spero la ritroverete, ed intatta; poichè certamente avrete con voi la chiave.

—Sì, ma temo lo stesso; per me quella piccola valigia è preziosa; contiene delle carte importantissimo, delle lettere, poi anche il ritratto di mia madre che non ho mai conosciuta, ed i cui tratti mi sono noti soltanto, grazie a quell'effigie.

—Comprendo allora la vostra ansietà, signor cavaliere; ma, ne sono persuaso, ricupererete quella valigia; conosco l'oste che ci albergò, per aver alloggiato da lui diverse volte; sì egli che la sua famiglia sono persone onestissima; ed a quest'ora non vi sarà stato dopo di noi alcun forastiero.

Il conte, incoraggiato da quelle parole, attese Antonio più tranquillamente.

Questi giunse poco dopo; portava seco la valigia, che rimise al suo padrone.

Essa era chiusa, nessuno poteva averla toccata; pure il conte la aprì e la osservò.

Tutti volsero la briglia alle loro cavalcature; ritornarono a fare il tratto di strada già percorso due volte in sì breve tempo. Pel momento si procedeva lentamente; perchè il cavaliere era ancora occupato ad esaminare la valigia.

Prima di rinchiuderla, ei mostrò al padre cappuccino un quadretto, legato in oro e cesellato con molta finezza, dicendogli:

—Ecco il ritratto di mia madre, di cui vi parlai. Un distinto pittore glielo fece appena sposa.