Il barone parve sorpreso, ma riflettè poi che il conte di San Giorgio godeva di tutta la fiducia del gran Maestro, che aveva avuto da lui missioni segretissime, che poteva averne anche questa volta… e…

—Non importa, disse; se non è che per questo, qui nessuno può conoscervi; non negatemi dunque la grazia che vi chiedo.

Il conte riflettè un istante.

—Ebbene, accetto, rispose poi.

—Del resto, continuò il barone, potete star tranquillo; ad Ancona non havvi alcuno dei nostri confratelli. Ora, venite.

Il conte seguì il suo amico, che lo condusse in una delle più belle case di Ancona.

Un servo li fece entrare subito in una sala, ove per solito si tratteneva donna Elvira. Ella si alzò premurosamente, onde ricevere l'ospite, che le conduceva suo zio.

Bruna, vivace, graziosa, donna Elvira piaceva subito, quantunque non bellissima; ed il suo amabile sorriso, la sua voce argentina facevano non si avesse quasi il tempo di notare ciò che eravi di poco corretto ne' suoi tratti.

Il conte salutò profondamente quella dama, che gli riuscì simpatica assai.

—Vi presento, mia cara nipote, dissi il barone, il conte di San
Giorgio, uno de' miei migliori amici e confratelli.