—Farò il possibile. Ora, zia, devo lasciarvi; ho qualche affare qui in Venezia; un piccolo viaggio in Dalmazia, da cui non posso esimermi senza dar sospetto…. Desidero terminar tutto presto, onde recarmi sollecitamente a Rimini da Gabriella, che mi attende… Ve la condurrò poi.

—Grazie; ditele quanto io pensi a lei, e che mai l'ho dimenticata.

—Non vi mancherò. Voi pure le foste sempre a cuore, ella stessa me lo disse.

—Poveretta!

—Intanto non narrate ad alcuno che l'abbiamo ritrovata, è un mio desiderio.

—Farò quanto mi chiedete; d'altronde io non vedo più alcuno de' miei antichi conoscenti.

—Bene, taceremo entrambi.

E Marco, fatto un cenno d'addio alla signora Lorini, escì.

«Quali avvenimenti! mormorò allora la vedova, mentre riponeva nello scaffale la lettera del signor di Chiarofonte…. Tante interrogazioni mi avevano fatto temere qualche cosa di male. Povero Marco! egli è davvero generoso e buono. Qual altro uomo avrebbe al pari di lui compatita Gabriella di non aver tentato sfuggire al suo rapitore?… di averlo amato?…. Eppure…. che poteva ella fare?… Quando mai la rivedrò?… Basta, seguirò il consiglio di Marco, checchè me ne costi…. Non andrò a Rimini.»

E si assise.