—Allora mi vi recherò senza indugio. Egli porta certamente il nome che portava vostro padre?
—Sì, Federico di Chiarofonte.
—Bene: adesso lasciate, signora, che io vi rassicuri… Credevo recarvi qualche consolazione, ed invece vi vedo sempre più spaventata. Non voglio essere indiscreto: ma permettetemi dirvi che trovo strano non vi rallegriate menomamente, vedendovi prossima a ritrovare la famiglia di vostro padre, e…
—Oh signor cavaliere, io sono piena di riconoscenza per voi, e per chi vi ha inviato: credetemelo… ma gli è che sono assai ammalata, ed ogni cosa mi turba.
Era questa l'unica scusa che avesse potuto trovar Gabriella; ma commosse il conte. Il pallore di quella giovane donna, le sue stravaganze istesse gli parvero spiegate da quel motivo. Ah! ei non sapeva come il destino di quella poveretta fosse crudele tanto da cangiare per lei il bene in male; da farle scorgere a ragione od a torto minacce future là ove altri avrebbero intravvedute brillanti speranze!
—Voi non mi dovete alcuna riconoscenza, le disse il cavaliere: solo desidero persuadervi che quanto conto fare può tornare in vostro vantaggio… Voi avete dei bambini, lo so… ebbene se il migliorare posizione vi è indifferente, pensate che ciò nol sarà per essi….
Aspettava una risposta, ma Gabriella non parlò. Ella si domandava se anche pe' suoi figli non sarebbe stato meglio avere la sola protezione di Marco. Ma per non offendere quel gentiluomo, che le parlava con tanta dolcezza, tentò sorridere…
—Sì, continuò il conte, pensate ai figli vostri, e sperate. Fra poco, ne ho fiducia, potrò provarvi che non vi esortai a ciò invano… Vi dirò allora il mio nome; comprenderete le mie domande….
Egli la fissava sì affettuosamente in quell'istante, che un subito baleno del vero venne a rischiarar Gabriella sul conto di lui.
—Ah, signore, mormorò, sareste voi pure della famiglia, che credete rendermi?