—Ebbene, sì; rispose il conte: ma per ora permettetemi che io non vi dica di più. Se non m'inganno, saprete presto quali legami ci uniscono, e conoscerete insieme il nome di vostro padre.

Malgrado le angosce che la torturavano, Gabriella guardò con emozione il cavaliere di Malta; provò come un rimescolamento nel sangue all'idea ch'egli forse le fosse prossimo congiunto; indi:

—Voi siete assai buono per me.

Ma nulla gli disse di più, nulla gli chiese. Era di troppo quanto aveva detto, quanto involontariamente aveva poco prima chiesto. Ed il conte di quel suo contegno fu, come sempre, sorpreso.

«Com'è, pensò, che non mi domanda nemmeno la posizione dei parenti di suo padre?… Temevo trovare dell'avidità nei figli del cavaliere dell'Isola, mai al certo tanta indifferenza…. Essa mi agghiaccia. È possibile provenga dal solo disinteresse? Questa giovane donna è ammalata; ma nondimeno…. Non parlò ella di lacci tesile, di sventure?…»

E per rischiarare un dubbio, quello cioè che Gabriella avesse sposato qualcheduno, di cui temesse profferire il nome, le disse:

—Siete vedova da un pezzo, signora?

Gabriella si turbò ancora più. Ai timori abituali si aggiungeva quello di dover narrare i suoi casi a dei parenti ricchi, orgogliosi, che potrebbero giudicarla senza indulgenza; fors'anche non prestarle fede.

Ma come preoccuparsi d'incidenti lontani, in mezzo a perigli vicini forse? Dio solo poteva salvarla, e con una muta preghiera si raccomandò a lui.

Indi, colla solita tristezza: