—Non so che fare; e se fosse stata sincera meco, forse le avrei perdonato, vedendola maritata.
—Perdonatele egualmente.
L'ufficiale la guardò, come se non la comprendesse bene.
—Vi sorprende che io dica questo? continuò Camilla; ma non è perchè la trovassi indegna d'ogni scusa, che vi sconsigliai dal recarvi da lei, ma perchè ero certa che, invece di farle piacere, la vostra visita l'avrebbe turbata. Dopo che io l'avevo riconosciuta, è naturale che si trovasse imbarazzata dinanzi a voi. Sono persuasa che, ove anche le avessi promesso il silenzio, ella non m'avrebbe creduto. Del resto, ora che vi ho detto tutto, agite come credete; e se volete andare egualmente da vostra sorella, partite pure.
Era più che arditezza, più che audacia aggiungere così; era temerità, ma naturale in Camilla, portata istintivamente a valersi di mezzi perigliosi ed arrischiati. Attendeva per altro la risposta di Federico in preda ad un'ansietà angosciosa.
—No, no; diss'egli alzandosi, non voglio cercare di lei, per ora almeno.
La bella dalmatina respirò, ma la sua soddisfazione non apparve.
—Mi rammento, disse l'ufficiale passeggiando, mi rammento ora diverse circostanze, che avrebbero dovuto farmi presentire la verità, e che trovai allora soltanto strane…. Il turbamento estremo di Gabriella nel vedervi, che io attribuii a timidezza; la sua agitazione, che sembrava contenere a fatica; il timore, ch'ella mostrava d'incontrare i vostri sguardi, benchè cercaste incoraggiarla….
—Infatti, interruppe Camilla, io le avevo detto dianzi che non l'avrei smentita in faccia vostra; ma, vel ripeto, sembrava poco disposta a credermi… Ella non mi conosceva… Via, non affliggetevi più oltre… È vostra sorella, capisco bene; ma infine, non viveste mai seco; grande intimità non l'aveste con lei….
—Sì; ma non ho altri parenti….