«Ah! disse quindi, se non amassi tanto Federico, non avrei pazientato sin qui!… Tale amore, sì appassionato, non mi permise seguir sempre la via, che mi ero tracciata!…»

XI.

Il conte di San Giorgio giungeva a Venezia una settimana dopo il suo colloquio con Gabriella.

Vi giungeva precisamente nel giorno, in cui quella città festeggiava con gran pompa l'arrivo di Enrico III, che dalla Polonia, ove appena aveva regnato tre mesi, passava per l'Italia, onde recarsi in Francia, dove era chiamato a succedere a Carlo IX suo fratello.

Tutti i sovrani della Penisola si proponevano riceverlo con magnificenza, sperando forse con quelle adulazioni renderselo amico.

I Veneziani furono i primi a tributargli onore, ed In quella occasione spiegarono la loro vantata ricchezza.

Per quanto il conte di San Giorgio fosse poco disposto a darsi pensiero del re di Francia, pure risolse, giacchè era a Venezia, di starvi fino alla fine delle feste, tanto più che esse gli fornirebbero occasione di vedere i principali guerrieri della repubblica, fors'anche Federico di Chiarofonte, od almeno saperne qualche cosa.

Egli era agitatissimo: non vedeva l'ora di avere nuovi schiarimenti. Durante il suo lungo viaggio, aveva provato tante emozioni diverse, che era stanco persino di pensare.

Alle volte chiedevasi se non avesse fatto un sogno, e se donna Livia lo avesse davvero sobbarcato a quella strana impresa.

L'errore del cavaliere Dell'Isola, la colpa del vecchio duca, l'ostinazione di don Francesco, pareva che Dio avesse destinato farle espiare anche a lui, e non in piccola parte.