Egli aveva sposato donna Livia sapendo ch'ella non lo amava: anzi dopo che ella stessa lo aveva pregato di rinunziare alla sua mano, adducendo a motivo di quel rifiunto l'essere stata perdutamente innamorata di un cavaliere morto poco prima.
Bella, nobile, ricchissima, don Francesco aveva tentato ugualmente ogni mezzo per conseguirla; ma allora egli sperava dominarla facilmente: sin là aveva creduto la donna un oggetto di piacere, una distrazione, non di più; ma quando ebbe sposato donna Livia, comprese che ciò non era: non voleva convenirne però, e si rivoltava contro sè stesso per pensare talora il contrario.
Ed intanto si sentiva ogni giorno più trascinare verso quella donna giovane e bella, che metteva nel bene tanta forza quanta ei ne metteva nel male; e che al fascino della bellezza, della grazia, della gioventù, aggiungeva quello della superiorità del carattere.
Dopo aver passeggiato qualche tempo come un pazzo, il duca si rivolse di nuovo a donna Livia, che era rimasta in piedi dinanzi al camino.
—Voi non parlate, signora? le chiese con amarezza; perchè?
—Perchè parlando non potrei che ripetere quanto ho già detto, rispose ella freddamente.
Egli tacque: eppure soffocava dalla collera. Quando si vuol dir troppo non si dice nulla, talvolta…. Ma poi, ritornando alla sua idea fissa, che cioè non doveva cedere, nè sopportare in pace un'offesa, abbandonò quella calma forzata.
—Oh, disse, io saprò punire quelli che non rispettarono il mio volere, che tentarono farmi arrossire!… E colei che venne ad incontrarvi, ad informarvi di tutto, proverà prima il mio sdegno… Donna Rosalia…
—Voi non farete ciò, signore, rispose la duchessa; d'altronde su di me sola deve pesare la responsabilità di quanto io sola feci.
—Ah! è così che voi… Ma neghereste che mia sorella vi aveva avvertita, prevenuta?