—Venite, signora, le disse.
Ella si alzò e lo seguì. Era commossa; ma nulla indicava che fosse atterrita.
Il duca silenzioso la condusse nel loro appartamento in una sala, di cui rinchiuse gli usci: indi, piantandosi in faccia a lei, la fissò qualche momento senza parlare: finalmente diede libero sfogo alla sua collera.
—Ah! esclamò, voi pensaste dunque di potermi offendere impunemente? Mi credeste vostro schiavo, vostro trastullo? Non mi conoscete ancora?… Vi pentirete, signora, di quanto avete fatto: ve ne do la mia parola!…
—Mai! rispose donna Livia con voce sicura; mai mi pentirò di un'azione giusta.
—Un'azione giusta!… Osate chiamarla tale in faccia mia?…
Ed il duca furibondo fece un passo verso di lei: ma subito si arrestò. Gli è ch'ella era pur bella in quell'istante, in cui un nobile sdegno aveva acceso delle scintille ne' suoi grandi occhi, e ch'egli l'amava con vera passione.
Pure si vedeva ch'ella non cercava di affascinarlo: forse perciò appunto riesciva intieramente.
—Ah! mormorò tra sè don Francesco retrocedendo; mi sarebbe impossibile offenderla troppo! Dunque, cederò io questa volta a lei? No!
E si mise a percorrere la sala agitatissimo.