Ma ella era nel numero di coloro che credono lecita ogni colpa, purchè siano essi che la commettano.

Alzò sul cugino i suoi grandi occhi neri, e rispose poi, torcendo il bel capo:

—Come potrei io rispondere a tali rimproveri?

Cosa strana! Quell'uomo era coraggioso, franco: eppure rimase intimidito: si pentì quasi di aver ceduto ad un subito impulso di collera.

Certe sensazioni non si ragionano: non si comprendono nemmeno talvolta: ma si provano, benchè non abbiasi il coraggio di confessarle.

Don Francesco si era pure avvicinato al letto funebre del padre, ed immergeva i suoi sguardi ora in questo, ora nella sposa, ora in donna Rosalia.

Era impaziente: il prolungarsi di quella situazione gli pesava: ma però si conteneva perfettamente, tanto che il conte di San Giorgio, il quale l'osservava di continuo, si chiese se egli si fosse risolto a perdonar tutto ed a riparare la colpa del padre.

Dopo breve tempo il cavaliere di Malta si congedò freddamente da don Francesco: non sapeva che fare: andò a stringere con amicizia le mani di donna Rosalia, sua figlioccia: poi fece per parlare alla giovane duchessa; ma in quell'istante vide donna Maria guardarlo in un modo che lo spaventò: sicchè senza proferir parola, salutò profondamente donna Livia, ed escì.

Che significava tutto ciò?

Don Francesco fece sortire le sue sorelle: indi si rivolse a donna
Livia: