Di lì a poco si udì battere.
Il cuore di Gabriella si strinse; era rassegnata, ma non di più.
Quasi subito il cavaliere di Malta e l'ufficiale spagnuolo entrarono.
La dalmatina aveva avuto appena il tempo necessario.
Gabriella si alzò confusa, s'inchinò al conte e si avanzò verso il fratello.
Era sì pallida in quell'istante, sì commovente che l'ufficiale, il quale era facile ad impressionarsi, non potè far a meno di abbracciarla con tenerezza. Pensò che forse poco le rimaneva di vita, e ch'egli alfine le doveva protezione ed amore.
Ella provò un istante di gioja tra le braccia di lui.
«Ah! pensò, perchè la fatalità vuole che io lo inganni tacendo? ma è per non essere crudele parlando. Poi ho promesso; Dio vede le mie intenzioni.»
Il conte era lieto nel vedere che nulla di quanto aveva sospettato si realizzava, e che Gabriella e Federico si amavano.
Epperò si persuase sempre più che quella giovane donna era di testa un po' debole.