III.

Chi avesse veduto quella sera la giovane duchessa mentre ora sola nel suo gabinetto, seduta in un vasto seggiolone, pensosa ed immobile, avrebbe compatito il povero conte di San Giorgio se non poteva staccarsene dal cuore l'immagine, compreso perchè il duca le avesse perdonato la distruzione della pergamena.

Molte donne l'avrebbero invidiata; nessuno forse avrebbe creduto che quella giovane vezzosa avesse altravolta formato il divisamento di vivere sempre sola, e che ora potesse sentirsi infelice.

Ella non attese molto il duca: di lì a poco egli entrò.

Si assise vicino a donna Livia colla solita serietà, senza profferire parola, ma dopo qualche tempo:

—Che avvenne? le chiese….

—Vostra sorella era svenuta; mi occorse molto tempo a farla risensare; quindi volle trattenersi in giardino a respirare un po' d'aria.

—Ah vedo! Ed ora dov'è!

—Nella sua stanza.

Si arrestò un istante, indi: