Ella pensava, che donna Maria, occupata a prodigare parole gentili e sorrisi a' suoi nuovi parenti, a riceverne le congratulazioni, gli omaggi, non avesse notato il suo breve colloquio col principe.

D'altronde, diceva tra sè, non è poi strano ch'egli mi abbia rivolto la parola…

Ma donna Maria, che diffidava assai della cognata, si era avveduta di tutto, ed aveva immaginato che donna Livia avesse tentato nuocerle nello spirito del principe.

E non arrossisce, pensò, con tutta la sua alterigia di sì basso procedere?… Me la pagherà…. Oh se verrà un'occasione sicura per vendicarmi, non la lascerò sfuggire!…

Perchè mai tant'odio?….

Ed ella era bella, giovane: l'avvenire, l'amore, la fortuna le sorridevano. Perchè non ne godeva senza sentir desiderio di amareggiare l'esistenza degli altri? che sarebbe stata in altre condizioni donna Maria, se nemmeno la felicità, il miglior farmaco pei cattivi istinti, guariva i suoi?…

È facile immaginare con quanta sincerità donna Maria esprimesse alla cognata il rammarico, che doveva mostrare in lasciarla.

Sì! ella in mezzo alla gioja fremette di rabbia, pensando allo sprezzo, col quale l'aveva trattata il duca per causa di donna Livia, dopo il giorno, in cui ella l'aveva accusata ingiustamente.

Donna Maria non aveva mostrato offendersi prima per timore soltanto, ed ora il ricordo di quello sprezzo si risvegliava più che mai nell'animo suo.

Vedendosi sì ammirata, sì corteggiata, più viva provava l'amarezza delle umiliazioni subite, e più ardente il desiderio della vendetta.