E la donna si allontanò.

—Il principe degli Alberi! esclamò don Francesco furioso, comprendo ora…..Ah! donna Maria mi tradì, ed è sì sciocca da mandar qui suo marito…. Ed egli sì stolido…. Ma non ne saprà nulla l'imbecille…. Colei vuol dunque già rimaner vedova!

La duchessa parve scuotersi un istante a quelle parole.

—Ripasserò, le disse il duca. Ora vado da costoro. Ah! donna Maria me la pagherà!…

Ed escì.

Donna Livia si alzò, si guardò attorno smarrita.

«Ohimè! disse, Federico esiste! Non è morto a Lepanto? Egli che mi salvò la vita! Che sparse per me il suo sangue! Egli che solo amai! Ed ha moglie!… Ingrato!… Ed è lui, che io feci cercare dal conte?… Lui figlio del cavaliere dell'Isola?… Ah! tutto è finito per me!… Che dirà il duca quando saprà….e lo saprà tra breve, che questo suo cugino è Chiarofonte?… Oh me infelice!…»

In quel momento la vecchia governante entrò agitatissima.

—Che vuoi? chiese smarrita donna Livia.

—Fui domandata, sarà una mezz'ora, da uno sconosciuto, che mi obbligò a seguirlo. Mi condusse in chiesa, ove un cavaliere mi attendeva. Misi un grido, riconoscendo il signor di Chiarofonte, lui, che credevate morto. Vuole parlarvi un istante, subito, dice che è urgente, indispensabile; l'ho introdotto nell'oratorio segretamente, che per fortuna, essendo oggi domenica, è ancora aperto.