—Abbiamo pensato, disse l'aristocratico frate a donna Maria, che è inutile differire. Spedisco una lettera, che avevo già preparata, al duca vostro fratello, nella quale gli chiedo un colloquio. Fra qualche ora ci recheremo da lui. Intanto andremo dal vescovo e da qualche altro amico, che desidero vedere. Perdonate se conduco meco il principe.

Donna Maria era sì confusa che li lasciò partire senza poter rispondere.

Alfine, pensò, in faccia a questo superiore il duca si conterrà, ne sono certa.

Poi, comprendendo dall'aria smarrita di Gabriella che le sarebbe stata d'impaccio:

—Cugina, le disse, voi siete assai pallida: sembrate bisognosa di riposo, volete ritirarvi?

Gabriella annuì ringraziando.

La giovane principessa la fece subito accompagnare da una camerista in una magnifica stanza da letto del piano superiore, ove il principe aveva fatto assegnare ai cugini un vasto appartamento.

Subito dopo donna Maria si volse a Camilla, che le sembrava un prezioso ausiliare.

—Signora, le disse, spiegatemi, ve ne prego, la causa della vostra emozione. Vostro marito rimase come colpito dal fulmine nell'udire da me il nome, il casato della duchessa. Che vuol dir ciò?… Confidatevi meco senza timore.

E strinse le mani di Camilla.