—Lo seppero a caso, rispose il cappuccino, da persone giunte a Milano dalla Sicilia.

—Ah vedo!

E tra sè: Come mai donna Maria ha potuto in sì breve tempo…. Stavan dunque coll'orecchio teso!

Poi ad alta voce:

—Il figlio del cavaliere dell'Isola è dunque ufficiale nell'armata spagnuola?

—Sì, duca: valoroso, notissimo, ma sotto un falso nome, che il cavaliere mio nipote, per riguardi alla famiglia, aveva lasciato il suo.

—Agì molto saviamente in questo, osservò il duca con ironia.

Il superiore pensò bene non dar peso a questo nuovo sarcasmo. Già gli era stato detto essere don Francesco alquanto mordace. Temo soltanto, pensava, che mio nipote abbia ad offendersi, se il duca anche con lui persistesse in tali motteggi…. Basta; farò non si parlino a lungo, che altrimenti la cosa finirebbe male… Ma Federico è disposto a lasciar la Sicilia… sì… sì… sarà meglio…. Mai il duca lo tratterà da cugino….

—E chi ha sposato questo ufficiale? domandò don Francesco, che almeno voleva umiliare i suoi parenti, giacchè non poteva spogliarli.

—Una dalmatina.