—Prima d'altro però, interruppe don Francesco, vorrei avere maggiori schiarimenti, qualche dettaglio sulla vita passata del cavaliere defunto e de' suoi figli… Comprenderete facilmente, padre, che prima di vederli portare il mio nome….

E si arrestò con una certa affettazione.

Il duca era molto insolente in quell'istante…. Eppure avrebbe desiderato far peggio… Quanto volentieri avrebbe trattato quel nobile superiore come altra volta il povero benedettino; ma sapeva bene che ciò non gli sarebbe stato possibile.

—Duca, rispose il frate anch'egli con alterigia, se io m'interposi a favore de' miei nipoti, se gli ho riconosciuti, vuol dire che essi ne sono degni, e degni quindi anche di portare il nome degli Isola.

Maledetto! disse tra sè don Francesco…. Però senza il menomo imbarazzo:

—Ne sono persuasissimo, padre; ma mi sembra naturale che desideri saperne anch'io quanto ne sapete voi.

Tutti erano seduti: il principe serbava un contegno affatto passivo; faceva ogni sforzo per mantenersi serio.

—Vi narrerò tutto in brevi parole, disse il superiore al duca.

—Poi, riprese questi, guardando con indifferenza il principe, vorrei anche sapere in qual modo la notizia della morte di mio padre giunse a cognizione dei figli del cavaliere.

Il superiore non aveva creduto conveniente parlare al duca della sorpresa, che avrebbe dovuto cagionargli la sua lettera. Don Francesco era troppo di malumore per simularla.